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Eremo Santuario Beato Rizzerio Casa "F. Arsini"

 

Saluto di Mons. Arcivescovo

Saluto di Mons. Arcivescovo per l’Appennino Camerte

a 30.000 famiglie del Territorio

 

«Vi annunzio una grande gioia…oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore,

…troverete un bambino avvolto in fasce che giace in una mangiatoia»

(Lc 2,10-12)

 

Carissimi Lettrici e Lettori,

in questi giorni, a causa del pesante clima creato da disonesti comportamenti di personaggi pubblici o meno, in diverse parti del nostro Paese, e delle perduranti se non accresciute difficoltà economiche e sociali, è maggiormente percepibile il desiderio di guardare al Natale del Signore Gesù con occhi disincantati, non sviati dai bagliori di quelle luminarie che addobbano le strade principali dei Paesi e dai ripetitivi auguri che frettolosamente ci scambiamo in questo tempo.

Sono contento dell’opportunità di indirizzare a Voi e alle Vostre case, mediante questo numero natalizio dell’Appennino Camerte destinato, in via straordinaria, a ben 30.000 Famiglie del nostro Territorio, il mio augurio personale che sto scambiando con tante persone care.

Ho voluto farmi guidare dal messaggio di gioia, la buona notizia che è il Vangelo, secondo l’invito che Papa FRANCESCO rivolge a tutta la Chiesa. Il motivo che genera questa singolare gioia che dà a tutti speranza è ben chiaro: l’incarnazione del Figlio di Dio, la nascita di Gesù ci fa fare un’esperienza nuova della vita. Ci fa traboccare di gioia e di pienezza perché le cose cambiano. Possiamo avere opinioni diverse, ma in Gesù l’uomo torna alla sua pienezza: non è più possibile mortificare o ridurre l’umano.

S’instaura il tempo di un’umanità nuova che, nella pazienza cristiana, va servita e amata dal momento che il Natale del Dio-tra-noi ha reso l’umano ancora più caro ai suoi occhi. La Sua venuta è un segno di salvezza per ogni essere, uomo e donna; Dio facendosi uomo è tra noi! Per questo i pastori tornano contenti dalla contemplazione di Gesù Bambino e lodano Dio.

Non vengono risolti i problemi, ma si riceve la capacità di viverli meglio: si vuole più bene ai figli, si ama di più il coniuge, si vuole il vero bene di noi stessi, si soccorre il bisogno degli altri secondo le proprie possibilità e capacità, si guardano gli stranieri con tenerezza di cuore e gratuità di spirito come se la loro necessità fosse la nostra, si usa il tempo come luogo per compiere la speranza che, con energia che viene dall’Alto, cambierà la storia.

Vorrei, care Famiglie, che questa centralità tornasse ad illuminare le nostre case come un fuoco ardente che alimenta l’amore e la solidarietà fraterna e, soprattutto, che porta al centro dei nostri pensieri, dei nostri affetti, delle nostre scelte, dei nostri mali e tentazioni, il destino a cui siamo chiamati: la vita eterna!

Dal momento che Gesù ha scelto la nostra carne mortale per salvarci, a nostra volta ognuno di noi – coniugi, genitori, nonni, figli, piccoli, giovani o giovanissimi – dovremmo sentire nel nostro animo l’urgenza di aiutare gli altri a percepire la gioia di essere stati raggiunti da Dio e, per questo, “salvati” da ogni inumana riuscita della nostra vita! Così a tutti papa FRANCESCO ricorda: «Ogni essere umano è oggetto dell’infinita tenerezza del Signore ed Egli stesso abita nella sua vita. Se riesco ad aiutare una sola persona a vivere bene, questo è già sufficiente a giustificare il dono della mia vita» (cfr. EG 274).

Ad ognuno di Voi, particolarmente a coloro che sono soli anche in questi giorni di Festa, ai malati, agli anziani, agli stranieri, ai disoccupati, alle famiglie tutte, particolarmente ai ragazzi e ai bambini giunga questo mio augurio. Anche le nostre Autorità si sentano incoraggiate nel voler attuare a tutti i costi il bene di tutti, soprattutto a favore di quelli che da soli non riescono a realizzare la loro vita.

La speranza alimentata dalla preghiera d’intercessione aiuti a crescere secondo il dono del Bambino Gesù.

Vi benedice di cuore

 

don+ Francesco Giovanni,

arcivescovo

 

Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 17 Dicembre 2014 08:19 )

 

Commemorazione di Mons. Piergiorgio Silvano Nesti

Commemorazione di Mons. Piergiorgio Silvano NESTI

nel V anniversario della scomparsa

Roma, 12 dicembre 2014

 

Il 12 dicembre 2014 nella basilica dei santi Giovanni e Paolo a Roma, si è tenuta una solenne concelebrazione eucaristica per commemorare, nel quinto anniversario della sua morte, il defunto Mons. Piergiorgio Silvano Nesti già arcivescovo di Camerino-San Severino Marche dal 1993 al ‘96.

La celebrazione, presieduta dal Segretario di Stato il cardinal Pietro Parolin, è stata concelebrata da S. E. Mons. Francesco Giovanni Brugnaro, arcivescovo di Camerino-San Severino Marche e di S. E. Mons. Agostino Marchetto, Nunzio emerito. Accanto a loro, diversi Padri Passionisti, Congregazione cui apparteneva Mons. Nesti: il consultore generale P. Giuseppe Adobati, il Rettore della Basilica dei SS. Giovanni e Paolo P. Augusto Matrullo, il Superiore della Comunità dei SS Giovanni e Paolo P. Matteo Nonini e P. Leonello Leidi, Capo ufficio alla Congregazione per la Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica presso la quale Mons. Nesti fu Segretario.

Un folto gruppo di fedeli, sia religiosi che laici, amici riconoscenti dello scomparso e amato arcivescovo, hanno preso parte alla suggestiva commemorazione.

Durante l’omelia tenuta dal cardinal Parolin è stata ricordata l’opera di Mons. Nesti e, in particolare, la sua prodigalità manifestata nel corso della sua lunga e intensa vita religiosa ed emersa naturalmente nel breve ma significativo servizio episcopale nella diocesi di Camerino-San Severino Marche. Il Card. Parolin ha evidenziato inoltre come Mons. Nesti sia stato attento nel curare e favorire la vita consacrata soprattutto nel corso dei suoi importanti incarichi di Segretario della Congregazione IVCSVA e di Consultore presso la Congregazione per le Cause dei Santi.

Infine, l’arcivescovo di Camerino, Mons. Brugnaro ha voluto ricordare gli eventi che legano la sua Arcidiocesi alla Congregazione Passionista; tra questi, la recente ordinazione sacerdotale conferita per sua mano, nella cattedrale di Camerino lo scorso 27 settembre, a P. Marco Staffolani, Passionista (nativo di Serra San Quirico), attualmente studente di licenza in teologia fondamentale presso la Pontificia Università Lateranense.

Dopo la celebrazione Eucaristica, le autorità presenti sono state invitate dai Padri Passionisti a gustare un piccolo rinfresco tenutosi nelle sale interne del convento della casa generalizia. I convenuti, prima di far ritorno alle rispettive destinazioni anche lontane, hanno potuto rifocillarsi e scambiarsi gli auguri di un buon Natale.

p. Marco Staffolani, passionista

 

Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 17 Dicembre 2014 08:16 )

 

La vetrinetta

 

Pierangelo Sequeri, Custode, non tiranno. Per un nuovo rapporto fra persona e creato, Emi, Bologna 2014, pp. 64, € 5,00.
 
Il prezioso libretto del teologo e musico Pierangelo Sequeri, preside della Facoltà teologica dell’Italia Settentrionale di Milano, “Custode, non tiranno. Per un nuovo rapporto fra persona e creato” è pubblicato dall’Editrice Missionaria Italiana.
L’Autore – noto per la vasta cultura nei più diversi campi del sapere, dall’estetica teologica alla cultura musicale, dalla filosofia alle scienze umane – ha voluto rileggere la Sacra Scrittura rintracciando in essa il compito di tutela e di custodia della creazione affidato da Dio all’umanità. Dice Sequeri: «L’affidamento della creazione cosmica all’umano è la componente affettiva dell’atto creatore del quale fa parte: la terra, predisposta per l’habitat umano, realizza tale effettività proprio mediante la generazione dell’umano». Un richiamo al vero senso ecologico che scaturisce dalla Bibbia e che riconosce all’uomo un ruolo primario di custode e non di padrone del creato.
L’attenta riflessione ha un taglio fortemente antropologico, cioè parte dall’umano, dall’affettività che orienta le scelte quotidiane a cui dedica, in particolare, l’ultimo capitolo. Oggi l’affezione è intesa quasi unicamente come «realizzazione di sé, associata a logiche di separazione e di esclusione» che disintegrano la visione d’insieme quale ci era stata consegnata dal Creatore. Sequeri denuncia come questo narcisismo sia stato monopolizzato dall’economia globale che lo sfrutta incoraggiando l’uso sfrenato dei beni creati e perdendo di vista la loro bellezza e il dovere della condivisione.
Paradossalmente, questa idolatria di sé stessi invece di portare al benessere, provoca profonda depressione perché immette l’umanità in una spirale di separazione e di individualismo che isola il singolo stremandolo «nel faticoso e incerto progetto di realizzare sé stesso». Ogni fallimento, allora, dalla vecchiaia, alla malattia, alla povertà materiale nasconde una colpa segreta che grava pesantemente sul singolo richiamando quella superstizione idolatrica simile a quella che Gesù incontrava al suo tempo (cfr. l’incontro con il cieco nato).
Un discorso di ecologia cosmica, certamente, ma anche di recupero dell’ecologia antropologica, della vera collocazione dell’uomo nel progetto globale voluto dal Dio biblico. Da questo recupero, per Sequeri sgorga anche una nuova etica attenta ad una più giusta affettività. Dice infatti: «Le affezioni non sono semplici ragionamenti, né puri sentimenti, che sono tutt’altra cosa. Le affezioni sono gli investimenti di senso nei quali crediamo e speriamo, le figure del voler-bene alle quali desideriamo corrispondere ed essere fedeli».
Il Sequeri ci propone di avere uno sguardo radicalmente critico verso il «monoteismo di sé che sta dirottando e deformando l’ordine degli affetti», mentre afferma «il compito specifico dell’intelligenza e della testimonianza cristiana rimane il discernimento dell’atto creatore del regno di Dio nelle pieghe della storia delle umane affezioni». «Il cristianesimo si trova oggi nella favorevole condizione di restituire bellezza e forza alla teologia della creazione, interpretandola, finalmente, come figura di rivelazione: il fondamento di ogni creatività è il gesto della pro-affezione che genera vita e se ne prende cura. Con la rivelazione cristologica, infine, abbiamo scoperto che Dio, nella sua stessa intimità, non è autoreferenzialità, bensì generazione».
La lettura non è sempre semplice, ma è capace tuttavia, al di là del linguaggio colto, di condurre il lettore a soffermarsi su tematiche tutt’altro che scontate e mai sufficientemente approfondite. Un buon suggerimento di riflessione in questo tempo di preparazione al mistero dell’Incarnazione, segno, per noi cristiani, della vulnerabilità e preziosità della vita, del dono totale di sé completamente opposto al narcisismo. Una valida preparazione anche al V Convegno ecclesiale nazionale (Firenze - novembre 2015) che ha per tema “In Gesù Cristo, il nuovo umanesimo”.
 
(fgb)

 

Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 03 Dicembre 2014 08:04 )

 

La vetrinetta

Aiuto alla chiesa che soffre (acs), Il rapporto sulla libertà religiosa nel mondo, Fondazione di Diritto Pontificio, Roma 2013, € 25,00.

 

La benemerita Fondazione “Aiuto alla Chiesa che soffre” (Kirche in Not), elevata da Papa Benedetto XVI a fondazione di diritto pontificio, è nata in Belgio, quando un domenicano olandese, P. Werenfried van Straaten, detto padre Lardo, ideò un’immensa rete di sostegno economico e culturale a favore delle chiese che vivevano oppresse nei Paesi sotto il regime comunista in Europa dell’Est.

Oggi è un’Agenzia con sede a San Callisto in Vaticano con una rete di ramificazione in tutto mondo che opera a sostegno degli studi e della formazione di sacerdoti, religiose e religiosi, laiche e laici chiamati ad occupare compiti di responsabilità nei loro Paesi, sia con competenze ecclesiastico-religiose, sia nelle discipline e professioni estremamente utili e umanizzanti che necessitano nelle regioni di provenienza.

Ora, questa Agenzia da molti anni informa, con dettagliati rapporti, sulla situazione di vita e di libertà dei cristiani nei vari Paesi. La persecuzione dei cristiani nel mondo è un fenomeno che pur avendo raggiunto dimensioni preoccupanti e imprevedibili non riesce a toccare profondamente il cuore della nostra opinione pubblica. I richiami di Papa FRANCESCO, i proclami del Consiglio d’Europa e del Parlamento e della Commissione, come le prese di posizione dei Capi degli Stati Uniti d’America, di Germania, Francia e Inghilterra sembrano non toccare il cuore delle nostre democrazie. La persecuzione contro i cristiani di qualsiasi confessione, forse la persecuzione religiosa tout court che succede nelle società non ancora secolarizzate, impressiona ma non sembra preoccupare! Si ritiene che i perseguitati nel mondo siano almeno 100 milioni, mentre per le uccisioni si parla di circa 7 mila all’anno! Il Papa ha definito la questione “peggiore di quella dei primi secoli”.

Le condizioni variano. Nei casi in cui i cristiani sono minoranza, soprattutto nei Paesi dove sono ancora irrisolti problemi economici, sociali, culturali, politici ed etnici, allora basta poco per accusare chi con la sola sua presenza si diversifica dal gruppo e autonomamente afferma il suo modello di vita. In realtà, è il processo di modernizzazione e la ricerca di una certa democratizzazione che scuote l’ordine socio-cuturale. Le persecuzioni contro i cristiani sono concentrate in Africa, Medio Oriente e Asia, rimanendo la politica molto collegata con la realtà, soprattutto con quella ecclesiale, con il rischio che il cittadino resti non interessato per la nota separazione tra sfera politica e sfera religiosa.

L’opinione pubblica europea pensa che debba interessare il credente la tutela delle persone che sono fedeli al proprio principio di vita? E fino a tanto che non si arriva alla distinzione tra coscienza e bene comune, educando poi alla reciprocità e alla pratica della giustizia nel rispetto concreto e quotidiano delle “opzioni di fede” di ciascuno, è necessario far sentire la propria voce? No, i morti per la libertà religiosa non valgono meno di chi perde la vita per la negazione di altri tipi di diritti ugualmente fondamentali.

Non potendosi esportare la democrazia, per la quale si è avuto il coraggio di fare guerre (le condizioni drammatiche delle quali condivise anche dal nostro Paese), ecco allora che bisogna creare le condizioni adatte perché la questione della libertà religiosa diventi un diritto di tutti, sul quale si fonda il pluralismo che, in modo autentico e dialogico, deve aprirsi a ogni religione. L’Europa non può non svolgere un ruolo propulsivo a tutela contro ogni sopruso, esportando sul piano internazionale il dialogo, la tolleranza e il principio di reciprocità, a partire dall’Islam. Nessuno può esimersi dalla condivisione di questo valore: segnerebbe la perdita della memoria di quanto la storia drammaticamente insegnò all’Europa. La difesa della libertà religiosa è il martirio civile più importante che ogni europeo deve saper difendere e far riconoscere. Le statistiche e le drammatiche descrizioni coincidono con analisi di altri organismi politici e internazionali. Gli errori del passato e le colpe della storia recente non ci debbono rendere deboli perché colpevoli, ma coraggiosi nel proporre e far seguire strade di dialogo, di libertà, di garanzie e di giustizia che una democrazia multiculturale condivisa saprà aprire e condividere con tutti.

Ritengo - e il pensiero ce lo ha fatto conoscere a varie riprese Papa FRANCESCO - che non basta indignarsi in modo politicamente corretto, ma per coerenza in difesa di un diritto fondamentale dell’umanità, la libertà di praticare la propria fede vada rispettata ovunque e a favore di tutti, usando persino l’arma della dissuasione. Noi, cristiani liberi di professare dovremmo anche essere più coerenti mediante una pratica più concreta e autentica di vita che renda riconoscibile che nell’incontro con Cristo si attua la pienezza di ogni autentico umanesimo, una proposta più desiderabile, amabile e piena di vita per ogni donna e uomo.

(fgb)

 

Ultimo aggiornamento ( Giovedì 27 Novembre 2014 08:07 )

 

Gran Tour Cultura 2014

Ultimo aggiornamento ( Lunedì 24 Novembre 2014 08:13 )

 

La vetrinetta

Bartolomeo Sorge, Gesù sorride. Con Papa Francesco, oltre la religione della paura, Piemme 2014, pp. 120, € 12.

 

Il gesuita p. Sorge, notissimo direttore di “Civiltà Cattolica” a Roma, del “Centro P. Arrupe” a Palermo, delle riviste “Popoli” e “Aggiornamenti sociali” a Milano, offre una rilettura del pontificato di Papa Francesco oltre la naturale superficialità dei mezzi di comunicazione di massa. Padre Bartolomeo è persuaso che la provvidenzialità del primo Papa Gesuita consista nel portare a compimento il Concilio Vaticano II nel processo della sua realizzazione rallentata o incompiuta.

L’esortazione apostolica Evangelii gaudium, riguardante l’annuncio del Vangelo nel mondo attuale, ha un “significato programmatico” (n. 25) esplicito nelle intenzioni del Papa stesso. Il cristianesimo è la religione della gioia. Gesù ci viene presentato sorridente! I Comandamenti non sono un’imposizione, una tassa esosa per raggiungere il Paradiso; sono le “Dieci Parole” che con tenerezza e amore indicano la via per un’esistenza felice e riuscita, pur nelle prove inevitabili della vita. La Chiesa, per Papa Francesco, deve vivere fino in fondo ciò che è “umano e introdursi nel cuore delle sfide come fermento di testimonianza in qualsiasi cultura, in qualsiasi città”.

Se Dio è amore, Dio è gioia! Bisogna che parliamo, diffondiamo la sua gioia. E l’incontro con Gesù, il Signore Risorto rende lieta, gioiosa la nostra vita e c’invita a diffonderla, non come vago sentimento ottimista, ma quale esperienza di cambiamento di vita nella storia umana! Guardiamo l’esempio di Francesco d’Assisi: povero e lieto; proprio per questo il Papa ne prende il nome.

Gesù mentre gira per la Palestina, mentre guarisce, mentre insegna, mentre perfino sale in croce, è pieno di gioia che gli deriva dall’intimità con il Padre. Ed è quella stessa gioia che dona a noi, ai discepoli, ai cristiani come “dono dello Spirito Santo”, dono del Risorto. Questa è la vera gioia, pace vera, che è frutto della vittoria sul peccato, esito della morte del Crocifisso che, con la sua risurrezione, ha vinto la morte.

Il Papa spiega che è gioia sapersi peccatori perché perdonati! È gioia vivere il Vangelo senza sconti, sine glossa; annunciare l’amore misericordioso di Dio Padre che ama tutti indistintamente e ci sollecita ad amarci tutti come veri fratelli, a perdonarci vicendevolmente come Lui perdona a noi.

È gioia essere una Chiesa in uscita missionaria, con le porte sempre aperte, costruttrice di ponti, che dona la pace, che abbraccia anche la croce, perché su tutto si compie la promessa di Cristo Risorto.

 

(fgb)

 

Ultimo aggiornamento ( Venerdì 21 Novembre 2014 08:21 )

 

Pubblicata la 2a parte del sussidio pastorale 2014-2015

È stata pubblicata la nuova parte del sussidio pastorale unitario 2014-2015


link alla 1a parte:

Sussidio pastorale unitario
- PER LA VITA DEL MONDO -
sentieri di comunione per l’anno pastorale 2014-2015 – ( 1a parte )


link alla 2a parte:

Sussidio pastorale unitario
- PER LA VITA DEL MONDO -
sentieri di comunione per l’anno pastorale 2014-2015 – ( 2a parte )


Il link per scaricare le due parti del sussidio è anche nella colonna destra del sito.

Ultimo aggiornamento ( Martedì 18 Novembre 2014 15:17 )

 

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