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Ben tornato Vescovo Antonio

Nel prossimo fine settimana il vescovo Antonio tornerà nella suadiocesi di Camerino-San Severino Marche per condividere con i suoi conterranei la  gioia della sua ordinazione episcopale. In terra marchigiana mons. Napolioni è molto conosciuto e apprezzato, basti pensare che il 30 gennaio scorso, circa 500 persone sono giunte dalla sua terra per partecipare alla sua consacrazione nella Cattedrale di Cremona. Molto semplice il programma: sabato 12 il presule celebrerà, alle ore 18, la Messa festiva nella concattedrale di Sant’Agostino a San Severino Marche, seguirà quindi un momento di festa all’oratorio interparrocchiale “don Orione”, proprio nella comunità in cui è stato pastore per cinque anni.

Domenica 13, solennità di Sant’Ansovino, patrono della città di Camerino, il vescovo Antonio alle 17.30 presiederà una processione per la vie della città che si concluderà con il passaggio della Porta Santa della Cattedrale. Qui, alle 18, celebrerà il solenne pontificale insieme all’arcivescovo Francesco Brugnaro e a tutto il clero. La messa sarà animata dalla cappella musicale del Duomo. Seguirà quindi un momento di festa nelle sale della Canonica.

L’Appennino Camerte, settimanale della diocesi di Camerino-San Severino Marche, nel numero in edicola venerdì 11 dedica un’intera pagina al ritorno di mons. Napolioni con un lungo articolo di mons. Francesco Gregori, Parroco della Cattedrale, che tratteggia la biografia del presule da quando ha lasciato gli studi di giurisprudenza per entrare nel Pontificio Seminario Regionale di Fano fino alla sua ordinazione episcopale. Nelle parole del sacerdote traspare la grande stima per don Antonio: «Il 16 novembre 2015 – scrive mons. Gregori – siamo stati convocati da mons. Arcivescovo alle ore 12 nell’episcopio. Tutti eravamo consapevoli della nomina a vescovo di don Antonio, ma non si conosceva la sede; tutte le sedi marchigiane erano coperte; con stupore si è appresa la nomina a Cremona, credo che a nessun marchigiano sia stata fatto questo onore. Mons. Napolioni ha appreso con grande stupore questa designazione, ma nello stesso tempo si delineava per lui, con molta serenità, una missione nuova, per la quale noi diciamo che egli ha doti umane e spirituali adeguate».

Sempre nella pagina del settimanale, la diocesi esprime gli auguri più sinceri a mons. Antonio: «Benvenuto Eccellenza. Siamo sicuri che seguiranno altre visite, compatibilmente con i suoi gravosi impegni pastorali. Siamo consapevoli, come egli ha espresso nella piazza di Cremona, che l’episcopato ha cambiato profondamente la sua vita, rendendola più conforme a Cristo ed idonea ad esercitare i tre compiti del vescovo: annunciare la Parola di Dio, celebrare i sacramenti della salvezza, dirigere la comunità cristiana. L’accogliamo nella festa di Sant’Ansovino, il nostro vescovo santo, che preghiamo per la sua e la nostra comunità diocesana».

Ultimo aggiornamento ( Venerdì 11 Marzo 2016 18:38 )

 

Pasqua dei giovani 2016

Ultimo aggiornamento ( Giovedì 03 Marzo 2016 11:30 )

 

Messaggio di Quaresima 2016

Messaggio di Quaresima 2016

del nostro Arcivescovo

 

Carissimi Sacerdoti e Fedeli tutti,

la quaresima di quest’anno ci trova già in un clima d’invito e di sollecitazione a vivere nella misericordia incarnata (MV 8) come ce la propone il Papa Francesco per il Giubileo straordinario che stiamo vivendo dall’8 dicembre 2015.

Egli vuole che questa quaresima venga celebrata decisamente nella prospettiva delle opere di “misericordia io voglio e non sacrifici” (Mt 9,13). Esse sono il segno della prossimità di Dio e il frutto del Suo perdono. La crescente familiarità dell’ascolto della Parola di Dio, da intensificarsi privatamente e comunitariamente, e l’esperienza del perdono toccano il cuore e mettono in moto la nostra coscienza perché operi conformemente alla grandezza e alla fedeltà dell’amore di Dio, manifestatosi nella morte e risurrezione del Figlio Suo Gesù Cristo.

Le opere, che siamo chiamati a compiere, ce le insegna autorevolmente Gesù stesso nel Vangelo, e la tradizione cristiana da sempre le indica come risposte alla povertà, alle privazioni, alle urgenze, alle situazioni di dipendenza o di degrado della vita di tutti gli uomini, soprattutto degli ultimi, la categoria dei quali muta al variare delle condizioni storico-sociali ed economiche dell’umanità. Gli evangelisti, nel raccontarci l’insegnamento di Gesù e le sue parabole, mettono in evidenza che per accorgersi del povero, del bisognoso ci vuole uno sguardo diverso, un vedere distaccato da se stessi e che ci fa riconoscere altrettanto fragili, per cui ci decidiamo a prenderci cura dell’altro. Esempio importante lo possiamo trovare nella parabola del Samaritano il quale, passando accanto al malcapitato nelle mani dei briganti, “vide e ne ebbe compassione e gli si fece vicino…” (Lc 10, 25-37), mentre il levita e il sacerdote videro e passarono oltre!

Il Papa, però, ci suggerisce di considerare seriamente che “il povero più misero si rivela essere colui che non accetta di riconoscersi tale”! E alludendo alla parabola del ricco epulone e del povero Lazzaro mette in evidenza come quell’uomo indifferente fosse vittima della sua ricchezza e della sua sicura potenza che gli impedivano di vedere il povero Lazzaro. È talmente accecato dall’inganno della sua presunta autosufficienza da non comprendere “di essere anch’egli null’altro che un povero mendicante”. Questa, in realtà, è la condizione del “più povero tra i poveri”! Richinati su se stessi, si è vittime di una forma di accecamento individuale chiamata dal Papa “alienazione esistenziale”.

Sono quanto mai propizi i vangeli delle domeniche di quaresima di questo anno liturgico C: dalle narrazioni della Tentazione e della Trasfigurazione del Signore, al brano sulla necessità della conversione, alla parabola del Padre misericordioso secondo Luca, per finire con l’episodio giovanneo dell’adultera perdonata. Attraverso l’immediatezza della Parola, veniamo messi davanti alla nostra condizione di miseria se non siamo salvati dal Signore Gesù.

Carissimi, il Vangelo ci offre la speranza in un Dio sempre superiore ai criteri, alle formule e ai costumi, anche quelli delle tradizioni. Questa speranza riapre un orizzonte chiuso e offre una via d’uscita ad un mondo che sembra averla persa. Ma l’eterna novità di Dio, di cui parla continuamente Papa Francesco, non va confusa con una semplice innovazione: è l’eterna ricerca dell’acqua viva! La misericordia è profezia di un mondo nuovo e giusto. Bisogna tornare al Vangelo per aprire il futuro. La rivoluzione della tenerezza e dell’amore dagli occhi aperti e penetranti può sembrare debole o deludente, ma prevarrà. Il realismo cristiano è fondato sulla promessa e la gioia del Vangelo. Il dono interiore dello Spirito Santo, che ci viene dato con la fede e che opera nell’amore, salva Dio nel cuore dell’uomo e mette l’uomo nel cuore di Dio.

Il vostro arcivescovo,

+Francesco Giovanni

 

Ultimo aggiornamento ( Martedì 09 Febbraio 2016 23:05 )

 

Le Chiese delle Marche avviano il dopo Firenze

 

Le Chiese delle Marche avviano il dopo Firenze

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IL LAVORO PER

METROPOLIA AIUTA A

CAMMINARE INSIEME

 

 Papa Francesco a conclusione del suo intervento al V Convegno ecclesiale nazionale di Firenze (In Gesù Cristo il nuovo umanesimo) ha affermato: “Mi piace una Chiesa italiana inquieta, sempre più vicina agli abbandonati, ai dimenticati, agli imperfetti. Desidero una Chiesa lieta col volto di mamma, che comprende, accompagna, accarezza. Sognate anche voi questa Chiesa, credete in essa, innovate con libertà.” Un accorato appello ai delegati delle diocesi italiane al quale il Pontefice ha fatto seguire anche indirizzi concreti su cui orientare un’efficace azione pastorale: “Sebbene non tocchi a me dire come realizzare oggi questo sogno, permettetemi solo di lasciarvi un’indicazione per i prossimi anni: in ogni parrocchia e istituzione, in ogni diocesi e circoscrizione, in ogni regione, cercate di avviare, in modo sinodale, un approfondimento della Evangelii gaudium, per trarre da essa criteri pratici e per attuare le sue disposizioni, specialmente sulle tre o quattro priorità che avrete individuato in questo Convegno.”

I delegati marchigiani al convegno di Firenze, i componenti del Servizio per l’attuazione del 2° Convegno regionale (SERAC), le Commissioni regionali per la Famiglia e il laicato si sono ritrovati presso il Centro Giovanni Paolo II di Loreto per raccogliere l’invito del Papa ad approfondire l’EG e impostare un’azione pastorale improntata alla sinodalità. Presenti il Cardinale Edoardo Menichelli, Arcivescovo di Ancona e presidente della Conferenza Episcopale Marchigiana, il vescovo di Jesi, mons. Gerardo Rocconi responsabile del SERAC, il Vescovo di Camerino-San Severino Marche, mons. Francesco Giovanni Brugnaro che ha accompagnato il cammino del convegno di Firenze e il Vescovo di Fabriano-Matelica, mons. Giancarlo Vecerrica incaricato dalla CEM per la pastorale giovanile. I lavori sono stati preceduti dalla preghiera e una lectio di mons. Brugnaro sul brano del Vangelo di Mc 6, 30-34. L’ascolto della Parola (EG) – ha sottolineato il presule - nutre e dà forza al nostro fare e aiuta a stare nella barca della fraternità, della comunione e della sinodalità.

Don Francesco Pierpaoli ha introdotto l’incontro ricordando il cammino compiuto dalle Chiese  delle Marche: 2° convegno regionale, preparazione e contributo della nostra regione al convegno di Firenze, la lettera pastorale dei Vescovi incentrata sulla famiglia, cuore e metodo della pastorale. Ha inoltre richiamato i Sinodi sulla famiglia e l’Anno giubilare, eventi che hanno offerto  indicazioni e insegnamenti importanti  per ridare slancio al cammino di una evangelizzazione rinnovata ed efficace,  pensata con discernimento comunitario per il nuovo tempo. Il metodo dei laboratori, sperimentato a livello marchigiano, è stato utilizzato anche a Firenze, una modalità che agevola il coinvolgimento di tutti e genera un movimento creativo, come auspicato dallo stesso papa Francesco. I lavori sono proseguiti in tre gruppi, articolati nelle Metropolie di Ancona, Fermo e Pesaro. Una scheda ha orientato la discussione, focalizzata in particolare sulle suggestioni vissute a Firenze, sulle relazioni tra presbiteri e laici, sul dialogo con la città e il territorio, sul rapporto con i giovani e su quali potrebbero essere i prossimi passi delle Chiese delle Marche camminando insieme in dialogo, collaborazione e sinergia. Lo scopo è di individuare iniziative concrete per partire con un’attività pastorale coerente con l’impostazione e le priorità di Firenze.

Le proposte scaturite dalla discussione dei tre gruppi sono state illustrate per grandi linee all’assemblea. Per Pesaro occorre evitare due rischi: che la sinodalità rimanga solo un proclama e località di una stessa Chiesa si muovano con velocità diverse. E’ necessario rafforzare i collegamenti tra diocesi e garantire la reale rappresentatività dei Consigli pastorali. Si suggeriscono riunioni periodiche dei Consigli pastorali diocesani delle metropolie. Le rigidità parrocchiali, ove esistano, possono essere rimosse promuovendo esperienze di fraternità. Il Serac dovrebbe elaborare schede di lettura sull’EG. Ancona ha proposto di lavorare sulla pastorale universitaria e sui giovani verso i quali sono state già sperimentate esperienze positive. Vanno intensificati i rapporti con gli insegnanti di religione e proposti progetti alle scuole, dialogando con i dirigenti. I campi missionari vanno ampliati e intensificati. Sarebbe molto utile raccogliere le buone prassi comuni e individuare poche idee dell’EG per poi metterle in atto. Gli Uffici delle diocesi debbono lavorare insieme e gli Istituti di studi religiosi vanno utilizzati meglio.  Fermo ha espresso la convinzione che il discernimento comunitario vada posto al centro dell’azione pastorale, perché può diventare fermento e lievito di crescita corale. Tale scelta può comportare il cambio dello sguardo, che deve sempre essere unitario. Occorre promuovere esercizi pratici di comunione  e incontrarsi con stile, senza gerarchie precostituite. I giovani sono il campo da affrontare con maggiore vigore e iniziative creative. Tutto ciò può aiutarci a ricongiungere le generazioni e migliorare l’obbedienza pastorale. Le comunità parrocchiali vanno  valorizzate, in particolare per la capacità di progettare missioni in maniera creativa. Il Cardinale Menichelli ha concluso i lavori esprimendo gratitudine ai partecipanti per la disponibilità e l’impegno profusi. Ha sottolineato che la sinodalità è un modo di essere e di vivere; la precondizione, però, è quella di starci. Le Metropolie possono essere  lo strumento per aiutarci a lavorare e camminare insieme. Le Diocesi vanno riviste attraverso processi partecipativi locali, altrimenti c’è il rischio di soluzioni imposte dall’alto. E’ indispensabile recuperare una più forte passione perché nelle nostre comunità si avverte stanchezza.

Sauro Brandoni

 

Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 10 Febbraio 2016 18:27 )

 

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