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Eremo Santuario Beato Rizzerio Casa "F. Arsini"

 

La Vetrinetta

Domenico Agasso - Renzo Agasso - Domenico Agasso jr., Don Bosco. Una storia senza tempo, Elledici, Torino 2015, pp. 256, € 14,90.

 

È normale che, celebrandosi il bicentenario della nascita di San Giovanni Bosco, l’editorìa salesiana offra al suo mondo giovanile e al grande pubblico documentazione, aggiornamenti, pubblicazioni che illustrano la storia e facciano conoscere oggi il fenomeno don Bosco. Questo santo, con il suo sistema educativo – il noto metodo preventivo al quale s’ispirano i Salesiani (S.D.B.) e le Figlie di Maria Ausiliatrice (F.M.A.) è conosciuto e diffuso in tutto il mondo.

Questa nuova vita scritta da giornalisti, esperti del genere biografico, è profondamente legata ai luoghi e al tempo in cui è vissuto il santo dei giovani. La narrazione della vita di don Bosco s’intreccia con la storia tormentata non solo della sua Torino ma anche della nostra Italia dell’Ottocento. Ne consiglio la lettura, perché gli autori offrono il profilo realistico di un personaggio che ha dedicato la sua vita all’educazione dei ragazzi poveri della periferia di Torino e che con la sua formazione religiosa, umana, professionale, civile, riassunta dal suo slogan “fare buoni cristiani e onesti cittadini”, ha saputo rivoluzionare il sistema educativo.

Non a caso, la sua originalità è entrata nella storia della pedagogia e i Salesiani e le Figlie di Maria Ausiliatrice sono stati chiamati dalla Chiesa, dalle Nazioni con i più vari ordinamenti, dalla cultura e dal mondo del lavoro a compiti anche i più difficili a servizio della gioventù più povera e svantaggiata.

Le numerosissime celebrazioni, a lungo preparate dal Rettore emerito Don Pascual Chavez, si stanno svolgendo in tutto il mondo con il successore, l’attuale Rettor Maggiore don Ángel Artime e culmineranno il 15 agosto 2015.

Per avere una piccola, ma realistica misura della vastità temporale e globale dell’opera di don Bosco dove lui stesso si recò personalmente o dove inviò i suoi missionari, suggerisco la pubblicazione edita dalla Pontificia Università Salesiana (UPS) in occasione del centocinquantesimo di fondazione della Congregazione: “Salesiani e Figlie di Maria Ausiliatrice in Italia. Un comune percorso educativo” (1859-2010), a cura di F. Motto-G. Loparco, Roma, Las 2013.

Sono oltre 1.500 le città e i paesi che, in un secolo e mezzo, hanno conosciuto l’azione educativa e culturale della famiglia salesiana. Don Bosco confida nella Provvidenza ed è fedele alla Chiesa, ama il suo Piemonte e si sente cittadino d’Italia. Tratta con tutti: Cavour, Rattazzi, Ricasoli, Minghetti, Mamiani, Lamarmora, Cairoli, Crispi, Zanardelli. Se si gira il mondo la salesianità di città, fiumi, laghi, tribù, montagne è riconosciuta dai nomi: Bosco, Cagliero, Stefenelli, Fagnano, e il famoso don Alberto Maria De Agostini.

Secondo don Bosco non dobbiamo tanto domandarci che cosa dobbiamo fare per i giovani, ma chiederci chi dobbiamo essere per loro, specialmente per quelli che cercano un senso per la loro vita o invocano un po’ di luce nel buio senza futuro in cui spesso sono lasciati navigare.

(fgb)

 

Ultimo aggiornamento ( Martedì 27 Gennaio 2015 13:41 )

 

Vetrinetta

 

Aa. Vv., Donne moderne. Storie di Sante, prefazione di Ritanna Armeni, EDB, Bologna 2014, € 12,50, pp. 136.

 

 

 

È un vero e proprio puzzle di voci e di penne quello che si presenta al lettore che si imbatte nell’interessante e originale raccolta, edita dai Dehoniani, che illustra una ventina di figure femminili che hanno attraversato la storia con la loro santità.

 

Elisabetta, Petronilla, Cecilia, Agnese, Caterina d’Alessandria, Martina, Agata, Lucia, Clotilde, Chiara d'Assisi, Rosa, Isabella, Brigida, Caterina da Siena, Rita, Francesca Romana, Giovanna d'Arco, Teresa d'Avila, Maddalena di Canossa, Francesca Cabrini, Bakhita, Teresa di Lisieux, Teresa Benedetta della Croce. Non si tratta di nomi di un elenco da martirologio, piatto e distante, ma di figure di donne rese vive e attuali da Autrici-Autori diversi che si cimentano nella loro rappresentazione plasmando profili amichevoli, ben lontani dagli stereotipi ai quali può avere abituato una certa agiografia, anche devota.

 

«Studiose e studiosi, scrittrici e scrittori, storici e storiche, giornalisti e giornaliste, credenti e laici, tutti nomi di indubbio prestigio, raccontano la vita di una santa con cui hanno avuto un incontro speciale di conoscenza, di studio, d’incontro, di fede. I profili mettono in rilievo le loro differenza e peculiarità, il loro particolare rapporto con la fede», così Ritanna Armeni nella prefazione al libro.

 

Un testo che si propone di rendere giustizia alla santità femminile, ancora ampiamente al di sotto di quella maschile riconosciuta canonicamente e tuttavia capace di stagliarsi nella storia della Chiesa con la forza dirompente ed essenziale della santità, con la sapienza di una personale e innovativa risposta all’universale chiamata a vivere il Vangelo colto nella quotidianità dell’esperienza umana.

 

Solo quattro sono le donne cui la Chiesa ha attribuito il titolo solenne di “dottore” e tutte riconosciute in tempi recenti: Teresa d’Avila e Caterina da Siena con Paolo VI, Teresa di Liesieux con Giovanni Paolo II, Ildegarda di Bingen durante il pontificato di Benedetto XVI.

 

Così si esprime l’Armeni nella prefazione: «Se per la Chiesa di Francesco Dio si esprime anche attraverso la donna, il suo essere, la sua identità e la sua diversità, la vita delle sante, la sua rilettura, acquista un nuovo senso, un nuovo rilievo, una nuova luce. Possono essere, più che nel passato, modelli di una fede mite e trionfante, che sa calarsi nella modernità e insieme trascenderla e migliorarla».

Il Presidente del Pontificio Consiglio per la Cultura, il Cardinale Ravasi, con il suo stile poetico e ricco di riferimenti all’arte nelle più diverse sue espressioni, sostiene che le figure descritte con brevi ed essenziali pennellate  “incuriosiscono” e orientano il lettore alla scoperta di queste Sante. Così, ad esempio: «Pietro, il “principe degli apostoli”, chiaramente coniugato secondo i Vangeli canonici (si ricordi la suocera febbricitante guarita da Gesù), aveva forse una figlia di nome Petronilla, e chissà mai che sia proprio lei la Petronilla “figlia dolcissima” che riposa nella catacomba romana di Domitilla». (fgb)

 

Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 14 Gennaio 2015 08:32 )

 

Pubblicata la 3a parte del sussidio pastorale 2014-2015

È stata pubblicata la nuova parte del sussidio pastorale unitario 2014-2015

link alla nuova parte (la terza):

Sussidio pastorale unitario
- LA SALVEZZA -
sentieri di comunione per l’anno pastorale 2014-2015 – ( 3a parte )


Link alle parti precedenti:

link alla 2a parte:

Sussidio pastorale unitario
- PER LA VITA DEL MONDO -
sentieri di comunione per l’anno pastorale 2014-2015 – ( 2a parte )

link alla 1a parte:

Sussidio pastorale unitario
- PER LA VITA DEL MONDO -
sentieri di comunione per l’anno pastorale 2014-2015 – ( 1a parte )

Il link per scaricare le tre parti del sussidio è anche nella colonna destra del sito.

Ultimo aggiornamento ( Martedì 30 Novembre 1999 01:00 )

 

La Vetrinetta

Roberto Volpi, La nostra società ha ancora bisogno della famiglia?, Ed. Vita e Pensiero, Milano 2014, pp. 178, € 15,00.

 

Il noto demografo-statistico Roberto Volpi con questo testo aiuta a comprendere i dati fondamentali dei mutamenti della famiglia in Italia. La mutazione antropologica inizia negli anni Settanta quando il referendum sul divorzio colpisce l’idea di stabilità e rende più fragile la società. Oggi aumentano le coppie di fatto, ma anche quelle non conviventi: persone che hanno rapporti affettivi magari molto duraturi, ma che non vanno neppure a vivere sotto lo stesso tetto. La data dell’inizio del crollo dei matrimoni e delle nascite è il 1975!

La legalizzazione del divorzio ha fatto venir meno sia nei cattolici come nei laici l’adesione profonda e abbastanza indiscussa al matrimonio fortemente ispirato dalla Chiesa. Basta ricordare che fino agli anni ’60 su cento matrimoni, 98 erano celebrati religiosamente. Indissolubilità, fedeltà, fecondità, obbedienza dei figli all’autorità familiare, corresponsabilità nelle conduzione famigliare e nell’educazione dei figli, insegnamento morale-religioso di tradizione cristiano-cattolica, erano i cardini comuni della famiglia italiana. Certi vincoli familiari gravavano più sulla donna che sull’uomo. Il divorzio rivelò alle donna la possibilità di spostare il loro rapporto di forza sull’uomo.

Oggi, poi, i dati dimostrano una maggiore divorzialità al Nord, ma la differenza rispetto al meridione, per lo Studioso, è dovuta all’elemento economico che frena le separazioni e le richieste di divorzio. Al Sud d’Italia permane una maggiore nuzialità rispetto al Nord, ma siamo sempre a livelli bassissimi: a un tasso di nuzialità di 3 matrimoni ogni mille abitanti. Il modello di famiglia tradizionale è fondato su una forte responsabilizzazione reciproca. Il nuovo modello è fondato invece sul sentimento: l’amore sentimentale non basta! Può sembrare una visione più avanzata, moderna, in realtà è un’idea più fragile e con ricadute sociali negative. Una coppia può liberamente non volere figli, ma se questo atteggiamento diventa prevalente la società morirà! Così le famiglie che si costituiscono tardivamente non hanno la spinta economico-produttiva che avevano una volta, non sono più un fattore dirompente. Oggi ci si sposa quando si è già costruito virtualmente tutto, quindi solo quando ci si è sistemati! I matrimoni religiosi vedono un calo del 75%: oggi sono 110mila all’anno, mentre nel 1964 erano 420mila!

Consiglio la lettura a tutti coloro che si occupano di famiglia e di coppie, di educazione e di proposta cristiana di vita. Sulla famiglia il Papa Francesco ha impegnato la Chiesa nel Sinodo Straordinario del 2014 e ci stiamo preparando ad esaminare il testo e le domande del prossimo 2015. Credo che la Chiesa debba ricominciare ad evangelizzare la famiglia partendo con coraggio dal Vangelo e facendo vivere il Sacramento del MATRIMONIO in modo missionario e profetico.

(fgb)

 

Ultimo aggiornamento ( Giovedì 08 Gennaio 2015 13:38 )

 

Saluto di Mons. Arcivescovo

Saluto di Mons. Arcivescovo per l’Appennino Camerte

a 30.000 famiglie del Territorio

 

«Vi annunzio una grande gioia…oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore,

…troverete un bambino avvolto in fasce che giace in una mangiatoia»

(Lc 2,10-12)

 

Carissimi Lettrici e Lettori,

in questi giorni, a causa del pesante clima creato da disonesti comportamenti di personaggi pubblici o meno, in diverse parti del nostro Paese, e delle perduranti se non accresciute difficoltà economiche e sociali, è maggiormente percepibile il desiderio di guardare al Natale del Signore Gesù con occhi disincantati, non sviati dai bagliori di quelle luminarie che addobbano le strade principali dei Paesi e dai ripetitivi auguri che frettolosamente ci scambiamo in questo tempo.

Sono contento dell’opportunità di indirizzare a Voi e alle Vostre case, mediante questo numero natalizio dell’Appennino Camerte destinato, in via straordinaria, a ben 30.000 Famiglie del nostro Territorio, il mio augurio personale che sto scambiando con tante persone care.

Ho voluto farmi guidare dal messaggio di gioia, la buona notizia che è il Vangelo, secondo l’invito che Papa FRANCESCO rivolge a tutta la Chiesa. Il motivo che genera questa singolare gioia che dà a tutti speranza è ben chiaro: l’incarnazione del Figlio di Dio, la nascita di Gesù ci fa fare un’esperienza nuova della vita. Ci fa traboccare di gioia e di pienezza perché le cose cambiano. Possiamo avere opinioni diverse, ma in Gesù l’uomo torna alla sua pienezza: non è più possibile mortificare o ridurre l’umano.

S’instaura il tempo di un’umanità nuova che, nella pazienza cristiana, va servita e amata dal momento che il Natale del Dio-tra-noi ha reso l’umano ancora più caro ai suoi occhi. La Sua venuta è un segno di salvezza per ogni essere, uomo e donna; Dio facendosi uomo è tra noi! Per questo i pastori tornano contenti dalla contemplazione di Gesù Bambino e lodano Dio.

Non vengono risolti i problemi, ma si riceve la capacità di viverli meglio: si vuole più bene ai figli, si ama di più il coniuge, si vuole il vero bene di noi stessi, si soccorre il bisogno degli altri secondo le proprie possibilità e capacità, si guardano gli stranieri con tenerezza di cuore e gratuità di spirito come se la loro necessità fosse la nostra, si usa il tempo come luogo per compiere la speranza che, con energia che viene dall’Alto, cambierà la storia.

Vorrei, care Famiglie, che questa centralità tornasse ad illuminare le nostre case come un fuoco ardente che alimenta l’amore e la solidarietà fraterna e, soprattutto, che porta al centro dei nostri pensieri, dei nostri affetti, delle nostre scelte, dei nostri mali e tentazioni, il destino a cui siamo chiamati: la vita eterna!

Dal momento che Gesù ha scelto la nostra carne mortale per salvarci, a nostra volta ognuno di noi – coniugi, genitori, nonni, figli, piccoli, giovani o giovanissimi – dovremmo sentire nel nostro animo l’urgenza di aiutare gli altri a percepire la gioia di essere stati raggiunti da Dio e, per questo, “salvati” da ogni inumana riuscita della nostra vita! Così a tutti papa FRANCESCO ricorda: «Ogni essere umano è oggetto dell’infinita tenerezza del Signore ed Egli stesso abita nella sua vita. Se riesco ad aiutare una sola persona a vivere bene, questo è già sufficiente a giustificare il dono della mia vita» (cfr. EG 274).

Ad ognuno di Voi, particolarmente a coloro che sono soli anche in questi giorni di Festa, ai malati, agli anziani, agli stranieri, ai disoccupati, alle famiglie tutte, particolarmente ai ragazzi e ai bambini giunga questo mio augurio. Anche le nostre Autorità si sentano incoraggiate nel voler attuare a tutti i costi il bene di tutti, soprattutto a favore di quelli che da soli non riescono a realizzare la loro vita.

La speranza alimentata dalla preghiera d’intercessione aiuti a crescere secondo il dono del Bambino Gesù.

Vi benedice di cuore

 

don+ Francesco Giovanni,

arcivescovo

 

Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 17 Dicembre 2014 08:19 )

 

Commemorazione di Mons. Piergiorgio Silvano Nesti

Commemorazione di Mons. Piergiorgio Silvano NESTI

nel V anniversario della scomparsa

Roma, 12 dicembre 2014

 

Il 12 dicembre 2014 nella basilica dei santi Giovanni e Paolo a Roma, si è tenuta una solenne concelebrazione eucaristica per commemorare, nel quinto anniversario della sua morte, il defunto Mons. Piergiorgio Silvano Nesti già arcivescovo di Camerino-San Severino Marche dal 1993 al ‘96.

La celebrazione, presieduta dal Segretario di Stato il cardinal Pietro Parolin, è stata concelebrata da S. E. Mons. Francesco Giovanni Brugnaro, arcivescovo di Camerino-San Severino Marche e di S. E. Mons. Agostino Marchetto, Nunzio emerito. Accanto a loro, diversi Padri Passionisti, Congregazione cui apparteneva Mons. Nesti: il consultore generale P. Giuseppe Adobati, il Rettore della Basilica dei SS. Giovanni e Paolo P. Augusto Matrullo, il Superiore della Comunità dei SS Giovanni e Paolo P. Matteo Nonini e P. Leonello Leidi, Capo ufficio alla Congregazione per la Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica presso la quale Mons. Nesti fu Segretario.

Un folto gruppo di fedeli, sia religiosi che laici, amici riconoscenti dello scomparso e amato arcivescovo, hanno preso parte alla suggestiva commemorazione.

Durante l’omelia tenuta dal cardinal Parolin è stata ricordata l’opera di Mons. Nesti e, in particolare, la sua prodigalità manifestata nel corso della sua lunga e intensa vita religiosa ed emersa naturalmente nel breve ma significativo servizio episcopale nella diocesi di Camerino-San Severino Marche. Il Card. Parolin ha evidenziato inoltre come Mons. Nesti sia stato attento nel curare e favorire la vita consacrata soprattutto nel corso dei suoi importanti incarichi di Segretario della Congregazione IVCSVA e di Consultore presso la Congregazione per le Cause dei Santi.

Infine, l’arcivescovo di Camerino, Mons. Brugnaro ha voluto ricordare gli eventi che legano la sua Arcidiocesi alla Congregazione Passionista; tra questi, la recente ordinazione sacerdotale conferita per sua mano, nella cattedrale di Camerino lo scorso 27 settembre, a P. Marco Staffolani, Passionista (nativo di Serra San Quirico), attualmente studente di licenza in teologia fondamentale presso la Pontificia Università Lateranense.

Dopo la celebrazione Eucaristica, le autorità presenti sono state invitate dai Padri Passionisti a gustare un piccolo rinfresco tenutosi nelle sale interne del convento della casa generalizia. I convenuti, prima di far ritorno alle rispettive destinazioni anche lontane, hanno potuto rifocillarsi e scambiarsi gli auguri di un buon Natale.

p. Marco Staffolani, passionista

 

Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 17 Dicembre 2014 08:16 )

 

La vetrinetta

 

Pierangelo Sequeri, Custode, non tiranno. Per un nuovo rapporto fra persona e creato, Emi, Bologna 2014, pp. 64, € 5,00.
 
Il prezioso libretto del teologo e musico Pierangelo Sequeri, preside della Facoltà teologica dell’Italia Settentrionale di Milano, “Custode, non tiranno. Per un nuovo rapporto fra persona e creato” è pubblicato dall’Editrice Missionaria Italiana.
L’Autore – noto per la vasta cultura nei più diversi campi del sapere, dall’estetica teologica alla cultura musicale, dalla filosofia alle scienze umane – ha voluto rileggere la Sacra Scrittura rintracciando in essa il compito di tutela e di custodia della creazione affidato da Dio all’umanità. Dice Sequeri: «L’affidamento della creazione cosmica all’umano è la componente affettiva dell’atto creatore del quale fa parte: la terra, predisposta per l’habitat umano, realizza tale effettività proprio mediante la generazione dell’umano». Un richiamo al vero senso ecologico che scaturisce dalla Bibbia e che riconosce all’uomo un ruolo primario di custode e non di padrone del creato.
L’attenta riflessione ha un taglio fortemente antropologico, cioè parte dall’umano, dall’affettività che orienta le scelte quotidiane a cui dedica, in particolare, l’ultimo capitolo. Oggi l’affezione è intesa quasi unicamente come «realizzazione di sé, associata a logiche di separazione e di esclusione» che disintegrano la visione d’insieme quale ci era stata consegnata dal Creatore. Sequeri denuncia come questo narcisismo sia stato monopolizzato dall’economia globale che lo sfrutta incoraggiando l’uso sfrenato dei beni creati e perdendo di vista la loro bellezza e il dovere della condivisione.
Paradossalmente, questa idolatria di sé stessi invece di portare al benessere, provoca profonda depressione perché immette l’umanità in una spirale di separazione e di individualismo che isola il singolo stremandolo «nel faticoso e incerto progetto di realizzare sé stesso». Ogni fallimento, allora, dalla vecchiaia, alla malattia, alla povertà materiale nasconde una colpa segreta che grava pesantemente sul singolo richiamando quella superstizione idolatrica simile a quella che Gesù incontrava al suo tempo (cfr. l’incontro con il cieco nato).
Un discorso di ecologia cosmica, certamente, ma anche di recupero dell’ecologia antropologica, della vera collocazione dell’uomo nel progetto globale voluto dal Dio biblico. Da questo recupero, per Sequeri sgorga anche una nuova etica attenta ad una più giusta affettività. Dice infatti: «Le affezioni non sono semplici ragionamenti, né puri sentimenti, che sono tutt’altra cosa. Le affezioni sono gli investimenti di senso nei quali crediamo e speriamo, le figure del voler-bene alle quali desideriamo corrispondere ed essere fedeli».
Il Sequeri ci propone di avere uno sguardo radicalmente critico verso il «monoteismo di sé che sta dirottando e deformando l’ordine degli affetti», mentre afferma «il compito specifico dell’intelligenza e della testimonianza cristiana rimane il discernimento dell’atto creatore del regno di Dio nelle pieghe della storia delle umane affezioni». «Il cristianesimo si trova oggi nella favorevole condizione di restituire bellezza e forza alla teologia della creazione, interpretandola, finalmente, come figura di rivelazione: il fondamento di ogni creatività è il gesto della pro-affezione che genera vita e se ne prende cura. Con la rivelazione cristologica, infine, abbiamo scoperto che Dio, nella sua stessa intimità, non è autoreferenzialità, bensì generazione».
La lettura non è sempre semplice, ma è capace tuttavia, al di là del linguaggio colto, di condurre il lettore a soffermarsi su tematiche tutt’altro che scontate e mai sufficientemente approfondite. Un buon suggerimento di riflessione in questo tempo di preparazione al mistero dell’Incarnazione, segno, per noi cristiani, della vulnerabilità e preziosità della vita, del dono totale di sé completamente opposto al narcisismo. Una valida preparazione anche al V Convegno ecclesiale nazionale (Firenze - novembre 2015) che ha per tema “In Gesù Cristo, il nuovo umanesimo”.
 
(fgb)

 

Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 03 Dicembre 2014 08:04 )

 

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