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San Venanzio

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Le parole dell’Arcivescovo
Le immagini dell’evento

Arcivescovo di Camerino – San Severino Marche 

Eccellenza Reverendissima, Mons. Emil Paul Tscherrig, Nunzio Apostolico 
Cari amici e Confratelli Vescovi, 
Pregiate Autorità civili e militari, 
Stimati Benefattori, 
Egregi rappresentanti di tutte le Maestranze, 
Cari Fratelli e Sorelle nella fede, 

L’avvenimento che stiamo vivendo celebra il compimento di un desiderio da lungo tempo coltivato non solo dalle varie componenti della Chiesa di Camerino, ma anche da tutti coloro che hanno a cuore il ricco patrimonio di fede, arte e cultura del nostro territorio. Molti hanno atteso di vedere la Basilica di San Venanzio nella condizione più confacente ad esprimere tutto ciò che essa rappresenta. La comunità ecclesiale e l’intera cittadinanza hanno aspettato con trepidazione, curiosità e legittima impazienza questo momento e oggi l’ammiriamo più bella di prima. 

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Ciò che questa sera possiamo ammirare, dopo oltre tre anni dal sisma che ha colpito il centro Italia, è il punto di arrivo di un lungo cammino. È il frutto di un percorso in cui sono state investite energie e risorse da parte di molti che hanno creduto all’importanza di quest’opera per il nostro presente e per il nostro futuro. 
Questa Basilica è la prova che la ricostruzione si può fare in tempi brevi e senza spreco di denaro. 
Per restituire la vita a questo luogo divenuto drammaticamente silenzioso è stato necessario affrontare un impegnativo lavoro, non privo di ostacoli e difficoltà di vario tipo; ostacoli che sono stati superati con il contributo appassionato, ingegnoso e creativo delle tante persone coinvolte nell’opera, orgogliose di offrire la loro collaborazione non per la ricostruzione di un edificio qualunque, ma di un luogo-simbolo per tutti i camerti e per tutta la Diocesi.

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Numerosi, in questa occasione, sono i sentimenti che si affacciano al nostro cuore. Anzitutto, la gioia che nasce spontanea di fronte a questa grande impresa felicemente conclusa; poi lo stupore per il risultato raggiunto; e, infine, il sollievo per la conclusione di un lavoro lungo e complesso. A dominare su tutto, però, emerge la gratitudine: profonda, cordiale, sincera e difficile da esplicitare fino in fondo indirizzata alle tante persone a cui essa è dovuta. 

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Il mio pensiero riconoscente si volge, oggi soprattutto, al Cavaliere Giovanni Arvedi e alla sua consorte Luciana Adele Buschini che, attraverso la Fondazione loro intitolata, hanno con generosità, coraggio, lungimiranza e determinazione, vestito i panni del buon Samaritano donando tutto il necessario per realizzare questo meraviglioso progetto di rinascita che oggi possiamo ammirare in tutto il suo splendore. 
Carissima Famiglia Arvedi – Buschini, la nostra Città vi sarà riconoscente per sempre!!! Preghiamo per Voi! 

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Grazie, poi, a quanti, a diverso titolo, sono intervenuti per raggiungere il comune obiettivo facendo risplendere la nostra Basilica di questa «nobile semplicità». Mi rivolgo, in particolare, alla Commissione diocesana per l’Arte Sacra e l’Ufficio per i Beni culturali, la Soprintendenza, l’Architetto Paola Paoletti, l’Ingegnere Alberto Pecchenino Sommariva, l’ Ingegnere Giuseppe Moretti per la sua continua presenza in cantiere, le imprese e le maestranze coinvolte nel progetto. 
Un grazie particolare va poi al parroco don Marco Gentilucci il quale, insieme a tutte le componenti parrocchiali (fedeli, volontari, confraternita, coro, ecc.) in modo encomiabile e senza risparmiarsi, hanno avuto cura di seguire nei dettagli tutti i particolari per rendere ancora più bello questo tempio. 
La chiesa è il luogo per antonomasia dove è celebrato il mistero di Dio che si incarna. Questo territorio – che ha subito la perdita di quasi tutti i luoghi di culto a causa del sisma – conosce bene il valore di un edificio sacro ed accoglie oggi, con ancora più consapevolezza, la restituzione della bellissima Basilica di San Venanzio la cui perdita, in questi anni, ci ha fatto sentire orfani e smarriti. 

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Carissimi fedeli, questo tempio è segno della presenza di Dio in mezzo alla nostra comunità, questa chiesa luminosa e splendida evoca in noi la Luce vera che è il Cristo. La sua imponenza ci fa sentire a casa; la sua bellezza e sontuosità – oggi particolarmente valorizzate – ci ricordano che quando Cristo abita la nostra vita, l’esistenza fiorisce, germoglia e diventa un giardino meravigliosamente adornato. 

Ma, più di ogni altra cosa, questa chiesa ci descrive un altro punto di vista sulle cose del mondo, sulle nostre relazioni, sui nostri grovigli interiori e sulle nostre paure. C’è davvero da augurarsi che i contenuti di storia, arte, devozione e vita – racchiusi in questo edificio a noi tanto caro – facciano risuonare nel nostro cuore il forte richiamo a rendere sempre più leggibile, eloquente e vigorosa la testimonianza della Chiesa fatta da quelle “pietre vive” che siamo noi, Popolo di Dio, peccatori salvati, rimessi in piedi dalla misericordia del Signore e inviati ad annunciare il Suo amore. 

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La riapertura di questa chiesa avviene simbolicamente nella terza domenica di Avvento il cui tema centrale è quello della gioia: «Rallegratevi sempre nel Signore: ve lo ripeto, rallegratevi, il Signore è vicino» (antifona d’Ingresso). La gioia che stiamo vivendo assume ora il suo più profondo significato e, dopo la riapertura di queste porte, si riverserà nella vita di ognuno di noi quale fonte sicura di vera e sincera contentezza, respiro di bellezza e motivo di consolazione e di speranza. 

Cari fratelli e sorelle, la gioia è il segno più eloquente che rende i credenti missionari credibili del Vangelo. Il mio più caloroso augurio in questa straordinaria giornata di grazia è quello che perseverando nella pazienza, maturiamo in noi il frutto della fede e accogliamo con rendimento di grazie il vangelo della gioia (preghiera di colletta). 

+Francesco Massara, 
Arcivescovo 

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Alcune suggestive immagini in 3d

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La preparazione
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Fermento a Camerino per la riapertura della basilica di San Venanzio dopo i danni causati dal sisma. 
Il 15 dicembre, alle 17, si apriranno nuovamente, alla comunità, le porte di uno dei luoghi più amati dai camerti. La santa messa, dopo la riapertura, sarà presieduta dal Nunzio Apostolico Monsignor Emil Paul Tscherrig.
L’arcivescovo, Francesco Massara, invita tutti ad essere presenti, vista l’importanza per la comunità di Camerino e non solo. Si tratta, infatti, di un importante segno di rinascita per tutto il territorio.
La basilica è la più grande chiesa di tutta la diocesi e una delle più grandi di tutto il cratere. 

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Insieme al parroco don Marco Gentilucci e all’ingegnere che ha seguito i lavori, Piergiuseppe Moretti, siamo entrati in anteprima all’interno della basilica per conoscere gli interventi fatti fino ad oggi grazie alla solidarietà di un privato che ha finanziato i lavori.
Ancora una volta, come accaduto per diverse scuole del cratere, ad emergere sono i tempi brevi di un’opera resa possibile grazie alle donazioni, rispetto a quelli troppo lunghi per le strutture finanziate dalla ricostruzione pubblica.

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Siamo nella fase ultima dei lavori – dice il parroco don Marco Gentilucci – . Hanno smontato la messa in sicurezza esterna che era stata fatta per riaprire la strada ed è stato consolidato il campanile. La facciata della basilica è stata sistemata ed è stata messa l’illuminazione esterna. Si sta rispettando la tabella di marcia. Siamo soddisfatti”.
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I lavori della basilica sono stati avviati a fine febbraio, poi a marzo sono iniziati i lavori: prima quelli interni con la sistemazione dei danni e il ripristino dell’aula celebrativa, successivamente quelli all’esterno dove c’è stato il lavoro più importante.
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A spiegare la tecnica è l’ingegnere Piergiuseppe Moretti: “E’ stato fatto il rinforzo delle muratore portanti all’interno, con delle reti di carbonio, poi la ricostituzione di tutti gli intonaci con quello che era il disegno originario”.
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Tanta la gratitudine del parroco nei confronti di chi ha permesso di eseguire i lavori alla basilica: “La riapertura è totalmente a carico della Fondazione Arvedi Buschini di Cremona – spiega Gentilucci –  quindi è segno del gran cuore che abbiamo toccato nei mesi del sisma. E’ un’opera incredibile per questa città, un punto di ripartenza per tutti. Un faro. Sono stati curati alcuni aspetti che prima non potevamo toccare perché non ce n’erano le possibilità. Abbiamo davvero molto bisogno di riprenderci un pezzo di vita normale”.

Giulia Sancricca

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