Nostro Signore Gesù Cristo re dell’universo
Ezechiele 34,11-12.15-17; 1a Corìnzi 15,20-26.28; Matteo 25,31-46
L’ultima domenica dell’anno liturgico è dedicata alla contemplazione della regalità di Gesù Cristo. Gesù, con la Sua morte e risurrezione, vita donata per la salvezza del mondo, fa conoscere l’infinito amore con cui ci ha amati. E’ re perché Egli è venuto a servire, a riscattare dal peccato e dalla morte la nostra vita, l’esistenza di ogni uomo. Nel Signore Risorto arriva a pienezza il progetto salvifico di Dio; l’umanità e la sua storia acquistano un significato non più in ordine alla promessa, ma al compimento. La fede invita a guardare agli ultimi tempi, al giudizio che si compirà quando il Signore ritornerà. Il vangelo ci insegna che non dobbiamo essere alienati dal mondo o dal nostro tempo; è nella storia che si giocherà la definitività del giudizio giusto e amoroso di Dio nei riguardi della nostra vita. Gesù non appaga curiosità, né suscita paura; ci vuole educare autorevolmente a un comportamento sobrio e sicuro, ci orienta in verità verso il futuro. Gesù, dotato del potere e della maestà di Dio, sarà Giudice. Pronuncerà la sua sentenza come il Re che esercita la sua potente signorìa (34.40), agirà come il Figlio di Dio, che parla a nome del Padre (34), si metterà dalla parte dei bisognosi, definiti come suoi fratelli e figli di Dio (40), verrà riconosciuto da tutti come il Signore (25,37.44). Fare o non fare qualcosa a uno solo di questi più piccoli (40.45) non è indifferente: è il criterio per entrare nella vita o esserne esclusi.
Gesù chiama fratelli quanti fanno la volontà del Padre suo (12,48-50), i bisognosi (25,40), i suoi discepoli dopo la risurrezione (28,10; Gv 20,17). Non sono i bisognosi che da loro stessi possono identificarsi con Gesù. E’ Gesù che s’identifica con i bisognosi, questi più piccoli! “Io ho avuto fame…io ho avuto sete…”(25,35). Per questo non possiamo passare oltre, non interessarci della Sua = loro sorte. Dobbiamo avere occhi, cuore, sensibilità, mettere in atto un impegno disinteressato di aiuto, di promozione, di servizio, d’incoraggiamento, di tutela per quegli uomini che vengono chiamati, d’ora in poi e per sempre, “i miei fratelli più piccoli”(40). Per questo Francesco d’Assisi proporrà ai suoi frati di scegliere, evangelicamente, la via della minorità!
Coloro che s’impegnano a servire gli uomini che vivono nelle necessità più diverse Gesù li chiama: “benedetti del Padre mio” e li invita a ricevere “in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo”(34). Coloro che non s’impegnano a servire l’uomo bisognoso saranno esclusi dalla vita di Dio.
Gesù, con le beatitudini (5,3-12), all’inizio del Suo insegnamento ci ha illustrato cosa possiamo aspettarci nelle prove dall’amore infinito di Dio Padre; ora, in relazione al giudizio finale, ci raccomanda di essere noi stessi dono gratuito, misericordioso e benefico per il nostro prossimo.
+Francesco Giovanni, arcivescovo
Ultimo aggiornamento ( Giovedì 24 Novembre 2011 08:43 )
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