Home La Buona Notizia (archivio vecchie edizioni) XXVIII domenica del tempo ordinario

XXVIII domenica del tempo ordinario

 

Isaia 25,6-10a; Filippesi 4,12-14.19-20; Matteo 22,1-14

In Gerusalemme, mentre i capi dei sacerdoti e dei farisei continuano a tramare contro Gesù, ad attaccarlo, a trovare pretesti per accusarlo e toglierlo di mezzo, Egli riprese a parlare con parabole (Mt 22,1); confida unicamente nell’efficacia della Sua parola la quale è buona notizia che vince ogni violenza con la forza della mitezza e sconfigge ogni inganno e menzogna con la luce della verità.

 La parabola del re che prepara una festa di nozze per suo figlio e invita tutti a partecipare al banchetto è rivolta a noi. Noi tutti siamo chiamati a condividere la festa comunicataci dai servi del re (22,3) e possiamo accogliere o rifiutare l’invito, ma occorre riconoscere i suoi servi e prestare a loro ascolto. Dio chiama alla vita e desidera che diamo seguito positivo all’impegno di realizzazione della nostra esistenza; chi non accoglie l’invito al banchetto, ne resta escluso ( 22,8). Chi rifiuta il lavoro nella vigna, rimane fuori dal Regno (21,31); chi non consegna i frutti della vigna e maltratta i servi del padrone, perde la vigna e verrà giudicato severamente (21,41). Non accogliere l’invito al banchetto significa rifiutare la vita in comunione con Dio. Quando tutti i nostri affari, interessi e affetti sono giudicati più importanti della fede in Gesù cristo, allora l’invito alle nozze, la proposta evangelica della vita diviene un elemento di disturbo dei progetti e della nostra autonomia. Non andando al banchetto perché abbiamo altro da fare, la sala non rimarrà vuota; saranno invitati tutti coloro che si trovano “ai crocicchi delle strade”, “buoni e cattivi e la sala delle nozze si riempì di commensali”( 22,9-10). E’ chiamato il popolo degli ultimi, degli emarginati della fede, degli esclusi dal banchetto, di coloro che non hanno identità e appartenenza, non sanno chi sono, senza missione e che quindi ritengono di essere senza chiamata. L’invito inaspettato alimenta la prospettiva di contare agli occhi di qualcuno, si profila un modo nuovo di essere uomo. Non si vive più ai crocicchi delle strade, indifferenti ad ogni direzione perché non chiamati a percorrere una via di comunicazione. Cristo abbatte ogni divisione tra gli uomini e aiuta a coltivare scegliendolo il senso alto e personale della vita. La Rivelazione di Cristo, resa accessibile a tutti, ci dice che siamo chiamati, che nessuno è privo di significato, né venuto al mondo per caso. Nel destino dell’Umanità santissima di Gesù trova luce e coraggio ogni uomo; basta che si ascolti la voce che chiama al banchetto di nozze del Figlio del Re.            

+Francesco Giovanni, arcivescovo

 

Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 12 Ottobre 2011 10:33 )

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