La prima lettura e la perìcope evangelica ci raccontano due guarigioni da una malattia terribile, la lebbra che costringeva il malato a vivere fuori dal consorzio sociale, in una condizione di totale isolamento e considerato religiosamente impuro. “Gesù maestro, abbi pietà di noi!”(Lc 17,13). Ecco il grido che esce da un cuore disperato e, ad un tempo, pieno di fiducia. Naamàn, il comandante di cui parla la prima lettura, è stato sanato da Elisèo nonostante fosse pagano e straniero; carico di gratitudine vorrebbe ricambiare al profeta nella maniera più ricca l’impagabile dono ricevuto della guarigione. Di fronte al netto rifiuto di Elisèo di ottenere una ricompensa, il lebbroso guarito è indotto a pensare che quel potere viene dalla gratuità dell’Alto e sceglie di orientare il suo culto non “ad altri dèi, ma solo al Signore”(2Re 5,17b).
Gesù, che è “in cammino verso Gerusalemme”, viene incontrato, anche se a distanza, da dieci lebbrosi che invocano la sua ‘pietà’. Egli, senza toccarli, dà loro l’ordine di andare a presentarsi ai sacerdoti incaricati di certificarne la guarigione (Lv 14) ancora prima che questa avvenga. Elisèo stesso non riceve Naamàn e sottopone la sua fede alla prova ingiungendogli: “Va’, bàgnati sette volte nel Giordano: il tuo corpo ti ritornerà sano e sarai purificato”(2Re 5,10). L’incondizionata fiducia nella promessa rende possibile il suo compimento! L’evangelista ci mostra come l’obbedienza alla parola di Gesù, cioè la fede in Lui ottenga la guarigione. Eppure la disperata richiesta di risanamento di tutti e dieci ugualmente esaudita con la comune e gioiosa guarigione, vede ‘uno solo di loro tornare indietro lodando Dio a gran voce e prostrarsi ai piedi di Gesù per ringraziarlo’(cfr. Lc 17,15-16). E Luca solo a questo punto della narrazione ne rivela l’identità, concludendo: “Era un Samaritano”. Che cosa ha indotto questo straniero – così lo chiama anche Gesù – a ritornare sui suoi passi per ringraziare del dono ricevuto? Tutti e dieci avranno costatato il miracolo. Il Samaritano (ritenuto un praticante eretico e in conflitto con i Giudei) non ha vissuto la guarigione come semplice gestione del suo modo di credere, ma ha compreso che il dono ricevuto da quell’incontro ha messo in luce la missione del Donatore, Gesù salvatore.
Il lamento di Gesù per i nove che non tornano sfocia nell’espressione che rivolge al Samaritano che fa il cammino a ritroso per ringraziarlo (eucharistòn): “Àlzati e va’; la tua fede ti ha salvato!”(17,19). Quale fede? Quella riconoscente che legge i segni della mano di Dio, che non solo cerca e chiede, ma che accoglie, guarda in profondità negli eventi della storia e della vita personale, e per questo loda e ringrazia Dio Padre che continua a guarire per grazia. La fede è il dono primo, ogni altra attesa viene dopo. E’ la fede che cambia la vita.
+Francesco Giovanni, arcivescovo