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La buona notizia (ultima edizione)

XXIV Domenica del Tempo Ordinario

Il brano dell’Esodo ci presenta il dialogo tra Dio e Mosè a commento dell’atto di idolatrìa compiuto dal popolo ebraico. Il Signore è adirato perché questo suo popolo ha abbandonato l’Alleanza fatta con Lui e si è messo a seguire un idolo costruito da lui, un dio su misura. L’ira di Dio provoca Mosè a diventare mediatore, a supplicare e intercedere in favore del suo popolo. E’ sì idolatra, ingrato verso la predilezione di Dio e indegno quindi del suo perdono, di dura cervice come i suoi padri, ma può essere rinnovato dal perdono, perché il nome del Signore è fedeltà. “Ricòrdati di Abramo, di Isacco, di Israele, tuoi servi, ai quali hai giurato per te stesso…”(Es 32,13). Mosè richiama alla memoria del Signore la benevolenza usata verso i Patriarchi e di cui è intessuta la storia del suo popolo; soprattutto ricorda e confida sul fatto che Dio non viene meno alla Promessa fatta. La validità del suo giuramento sta sulla Sua stessa credibilità, il valore di quanto promesso poggia sull’Essenza del nome: Dio è fedeltà. Israele è stato tratto fuori da Dio dall’Egitto e quindi il Suo Nome è impegnato in esso di fronte alla storia. Mosè rifiuta di sentirsi dire che questo è il ‘suo popolo’ perché sa quanto Dio ha fatto in parole e opere per essi. E mentre Dio perdona il popolo con grande misericordia e si pente del Diluvio, Mosè castiga proprio per far notare quanto grande è  la pazienza del Signore. L’interiorità dell’uomo rimane un mistero, come la nostra inclinazione al peccato. Soltanto il Figlio fatto uomo ha potuto rivelarci le insondabili profondità del cuore paterno di Dio, per suscitare fiducia e confidenza in Lui. Il pastore che ritrova la pecorella smarrita esulta, è contentissima la donna che riscopre la moneta perduta, il padre, a cui ritorna il figlio che ha abbandonato casa sua, fa festa! Il Signore Gesù, che ci ha resi figli dell’Altissimo assumendo la nostra umanità, ci ha dato la legge che costruisce la comunione con Dio e tra noi: “siate misericordiosi come il Padre vostro è misericordioso”. Paolo, nella seconda lettura, ci dice che “Gesù Cristo è venuto nel mondo per salvare i peccatori, il primo dei quali sono io. Ma appunto per questo ho ottenuto misericordia, perché Gesù Cristo ha voluto in me, per primo, dimostrare tutta quanta la sua magnanimità, e io fossi di esempio a quelli che avrebbero creduto in lui per avere la vita eterna”(1Tm 1,15-16). Il Dio di Mosè e il Padre di Gesù Cristo ha una sola passione: amare l’uomo ed aiutarlo a raggiungere la beatitudine.                                                       

 
+Francesco Giovanni, arcivescovo
 


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