Home La Buona Notizia (archivio vecchie edizioni) XVII Domenica del Tempo Ordinario

XVII Domenica del Tempo Ordinario

Con la domanda dei discepoli: “Signore, insegnaci a pregare”(Lc 11,1) ci viene proposto dalla liturgia odierna il terzo pilastro della vita cristiana. La parabola del buon samaritano, invece, ci rivelò la prossimità: “Va’ e fa’ anche tu così”(10,37); nell’episodio di Marta e Maria Gesù stesso ci fece conoscere il valore fondante dell’ ‘ascoltare la parola di Dio’.

 Il Dio rivelatoci dalla Bibbia è disposto ad ascoltare le nostre domande, comprende il nostro modo d’invocarlo, si fa vicino a chi si rivolge a lui con fede. Invocarlo significa accettare la nostra dipendenza da Lui e quindi esige umiltà. Ecco l’audacia di Abramo nella prima lettura: “…ardisco parlare al mio Signore, io che sono polvere e cenere..”(Gen 18,27b) o l’amico insistente del brano evangelico: “…non ho nulla da offrirgli”(Lc 11,6). Gesù consegna ai discepoli il Padre Nostro (2-4) e ci mostra come dev’essere il nostro modo di stare davanti a Dio, anche se la parabola dell’amico importunato ci vuol far conoscere plasticamente come Dio si relaziona con noi. Un amico giunge inaspettato nel cuore della notte in casa di un suo amico, che manca di pane per dargli ristoro e questo secondo amico fiducioso ricorre ad un altro amico. Ma si sente rispondere: “Non m’importunare…non posso alzarmi per darti i pani”(7b). Come reagirà l’amico disturbato? Che cosa penserà? Esaudirà la domanda e soddisferà il bisogno dell’amico importuno? La risposta di Gesù è chiara e sicura: “…vi dico che, anche se non si alzerà a darglieli perché è suo amico, almeno per la sua invadenza si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono”(9). Dunque, il primo amico se non ottiene volentieri per amicizia come dovrebbero fare i veri amici tra loro, otterrà per il suo domandare insistente, invadente, anaidèia=senza faccia, senza vergognarsi! Confidenza e fiducia spingono a pregare in questo modo soltanto chi sappiamo essere nostro amico. Il richiedente impudente torna a casa con più di quanto aveva richiesto: con il pane ha sperimentato la relazione di un amico sicuro, sul quale può contare senza paura ed esitazione. “…quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!”(13). Secondo l’apostolo Paolo possiamo gridare: “Abbà, Padre!”(Gal 4,6). E’ interessante la relazione tra questi tre amici. L’amicizia con Dio implica sempre la buona e confidente relazione con gli altri uomini. Del resto, il secondo amico della parabola bussa spudoratamente alla porta dell’amico perché lui stesso non ha indugiato a lasciarsi importunare nel cuore della notte. “Chiedete e vi sarà dato”(11,9) è il nostro rapporto sia con Dio sia con gli altri. La preghiera è intercessione: possiamo chiedere a Dio di darci solo se, a nostra volta, siamo disposti a donare abbondantemente a chi ci chiede.
+Francesco Giovanni, arcivescovo     
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Beata Camilla Battista

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