XVIII Domenica del Tempo Ordinario
E’ il salmo a mettere la preghiera nella prospettiva giusta: “Insegnaci a contare i nostri giorni e acquisteremo un cuore saggio”(Sal 89(90),12). E Gesù ci richiama fortemente alla vigilanza: “Fate attenzione e tenetevi lontano da ogni cupidigia, perché…la vita non dipende dai beni”(Lc 12,15). La saggezza che cerchiamo e che chiediamo è quella che tocca le domande più decisive dell’esistenza: il senso della vita, la relatività di quello che facciamo per raggiungere il riposo del cuore che la prima lettura, d’ispirazione pessimista, dichiara irraggiungibile. Paolo scrive ai Colossesi: “cercate le cose di lassù…rivolgete il pensiero alle cose di lassù, non a quelle della terra”(Col 3,1-2). Lo stolto pensa che Dio sia lontano, senza alcun interesse per noi e la nostra storia; lo stolto , dice Gesù, “accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio”(Lc 12,21), soprattutto è uno che ‘ragiona tra sé’, vive cioè davanti a se stesso, nella sfera della propria autoreferenzialità, in una chiusura che gli fa credere di possedere la propria vita: “Anima mia = vita mia hai a disposizione molti beni, per molti anni; ripòsati, magia, bevi e divèrtiti”(19). Il ricco, descritto dalla parabola, confida nella propria fortuna, tramanda l’ora del suo riposo e lo fa dipendere dalla realizzazione dei suoi progetti: costruire magazzini più grandi per raccogliere i suoi beni. Ma questi suoi progetti si rivelano vani e fragili, passeggeri e caduchi. Vale piuttosto “arricchire presso Dio”, fiduciosi, come prega il salmo, che solo Dio rende salda per noi l’opera delle nostre mani e ci riveste di novità di vita che ci fa esultare e gioire in tutti i nostri giorni. Perché è subdolo l’inganno della ricchezza? Essa ci illude con una promessa di felicità che non può mantenere, è senza fondamento come viene meno anche la vita di colui che è stato così sciocco da darle credito.
Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 04 Agosto 2010 18:35 )





