Home La Buona Notizia (archivio vecchie edizioni) XV Domenica del Tempo Ordinario

XV Domenica del Tempo Ordinario

La domanda che suscita la parabola del buon samaritano è quella del dottore della legge che chiede: “Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?”(Lc 10,25). La risposta dello scriba alla contro domanda di Gesù, “cosa sta scritto nella Legge?”, è di dottrina risaputa, chiara e decisiva: “Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore…e il prossimo tuo come te stesso”(27). Ma chi è il prossimo?

 Ecco la questione dibattuta. Lo scriba riteneva che Gesù poteva cavarsela con una definizione. Tanto più che per i maestri di quel tempo interpreti della Legge il prossimo erano i fratelli nella fede, i connazionali, al massimo i convertiti: proseliti; per pochi anche tutti gli uomini.
 Gesù, invece, risponde raccontando questa parabola: addìta un impegno, colma distanze, descrive come ci si fa vicino a un bisognoso, come si risponde a un’urgenza, come si dà un aiuto a non importa chi. Un sacerdote e un levita evitarono di fermarsi per soccorrere un ferito perché l’osservanza del comandamento ‘non uccidere’ si estendeva fino a non toccare il sangue umano, nel quale risiedeva l’anima, e si veniva contaminati e bisognava sottoporsi alla purificazione. Forse non è per indifferenza o durezza di cuore che gli addetti al culto, sacerdote e levita tirano dritto. Ma Gesù sceglie volutamente di entrare in un confronto delicato con il culto praticato: quello vero non distrae dal dovere della giustizia e dal dono dell’amore. Infatti, la parabola tace sull’identità del bisognoso. Se ti capita d’incontrarlo, anche lo sconosciuto o il nemico, lìberati da ogni ragionamento, precomprensione, pregiudizio. Entra nell’evento di questo “malcapitato nelle mani dei briganti”(30): prossimo è colui nel quale t’imbatti e ha bisogno di te. Questa prossimità,che deve legare tutti gli uomini, non deriva dal fatto che tutti possiamo avere bisogno dell’aiuto altrui. Ma, ed è il presupposto di tutto il Vangelo, in Gesù, senza differenze, tutti sono amati da Dio: peccatori e giusti, credenti e non, amici e nemici, vicini e lontani, ricchi e poveri,…! Debbo amare chiunque ma anche come Dio ama, secondo il modulo concreto e disinteressato del samaritano che, senza chiedersi chi sia il ferito, “gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui”(34-35) e gli pagò completamente il conto.
 Gesù con la domanda: “Chi di questi tre ti sembra essersi fatto prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?”(36) vuol portare lo scriba, noi cristiani: da chi è l’altro per me, a chi sono io per l’altro, il punto di partenza e il senso profondo della domanda iniziale. La parabola ci vuol far passare dal concetto di prossimo come oggetto da amare, al prossimo come soggetto che si spende nell’amore per la vita degli uomini. Quel samaritano è la rivelazione della compassione di Dio verso la nostra umanità ferita e abbandonata: è Gesù Cristo che cambiandoci ‘il cuore’ con la sua morte e risurrezione ci dice: “Va’ e anche tu fa’ così”(37).  
       
†Francesco Giovanni, arcivescovo

Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 28 Luglio 2010 13:07 )

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