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Mons Melina "padre, fratello, pastore e maestro"

 Nella sua lettera ai sacerdoti del giovedì santo del 1994, Giovanni Paolo i1 scrisse: «La pastorale familiare — lo so per mia esperienza personale — costituisce in un certo senso la quintessenza dell'attività dei sacerdoti ad ogni livello» (n. 2). Nell'Esortazione apostolica post-sinodale Familiaris consortio, del 1981, lo stesso Papa aveva invitato ogni sacerdote ad essere «padre, fratello, pastore e maestro» delle famiglie (n. 73), dettagliando così, a livello di relazioni personali e dei corrispondenti atteggiamenti, le dimensioni di una cura pastorale autentica.

Per indagare la relazione tra presbitero e famiglia, ma in modo particolare tra presbitero e coppia coniugale, seguirò dunque queste quattro piste indicate in Familiaris consortio: padre, fratello, pastore e maestro. Proprio la santità della vita nuziale costituisce il cuore pulsante della famiglia, un cuore che tante volte nel passato è stato trascurato e misconosciuto, in favore di più modesti ed esteriori richiami ai doveri morali, conseguenti allo stato di vita. Il tratto riduttivamente moralistico della formazione prevalentemente impartita un tempo e la difficoltà di integrare la vita affettiva e sessuale in un cammino di perfezione, hanno reso un arido deserto la vita coniugale, privando la famiglia della sorgente fresca di una gioia umana e divina. L'attuale messa in crisi radicale del matrimonio, come impegno definitivo e sacramentale di un uomo e di una donna, aperto alla procreazione, ci chiede di esplorarne fino in fondo le ricchezze di grazia, così che il sacerdote sia davvero un "collaboratore della gioia degli sposi", quando annuncia loro il vangelo dell'amore umano secondo il piano divino.
1.         La paternità spirituale
Confrontiamoci subito con il primo termine che Giovanni Paolo II menziona, per descrivere il rapporto tra il sacerdote e le coppie, un appellativo con cui spontaneamente ancora la nostra gente si rivolge al sacerdote: "Padre", Padre nello Spirito, per poter aiutare le persone a vivere la chiamata all'amore: a comprenderla e a rispondervi, con generosità e fecondità. Padre è infatti colui che desta la vita, la genera e la educa, e può farlo «piegando le ginocchia davanti a Colui, da cui ogni paternità nei cieli e sulla terra prende nome» (Ef 3, 14).
E in effetti, la paternity del sacerdote nasce proprio dal piegare le ginocchia davanti all'Eucaristia, per lasciarsi istruire e infiamrnare dal cuore di Gesii nel suo mistero nuziale con la Chiesa, per imparare da Lui che cosa sia l'amore e come esso vada aiutato a fiorire, per it dono della grazia divina, fino all'altezza della caritA.
«Da giovane sacerdote imparai ad amare l'amore umano. Bisogna preparare i giovani al matrimonio, bisogna insegnare loro l'amore. L'amore none cosa che si impari, e tuttavia non c'~ cosa che sia cosi necessaria imparare!»: queste sono le parole con cui espresse it senso del suo ministero sacerdotale Giovanni Paolo II in una intervista a Vittorio Messoril. Di certo Karol Wojtyla, apprese ad amare l'amore e ad essere padre, prima di tutto dall'essersi fatto cordialmente "fratello" di coloro, cui si rivolgeva. Egli infatti aveva cura di ascoltare profondamente le persone, di interpellare assiduamente quelle che considerava autorevoli e di verificare attentamente con loro le sue intuizioni pastorali, prima di proporle ad un piCi vasto pubblico.
Credo che Wojtyla condividerebbe cordialmente anche it motto di Papa Benedetto XVI: "collaboratori della verity", aggiungendovi magari che solo questa cura della verita permette di essere "servitori della vostra gioia" e non padroni della fede dei fedeli2. Si e infatti veramente "pastori" quando si sa guidare le persone verso i pascoli della verita e non per le scorciatoie di facili compromessi e di accomodamenti alla mentality corrente. Per essere davvero pastori occorre avere it coraggio di essere "maestri", alla scuola dell'unico Maestro di tutti, alla scuola di Colui the e «via verita e vita».
Ma ora, per entrare piu decisamente nel terra affidatomi, ci poniamo due domande speci fiche. La prima: da dove nasce la sollecitudine del presbitero per i coniugi e per la famiglia? Si tratta di cogliere la sorgente stessa della "caritA pastorale" del sacerdote verso gli sposi e le spose, it suo motivo intimo. Ci avviciniamo qui al segreto che assicura it dinamismo e la fecondita dell'apostolato per la famiglia. E poi la seconda domanda: quale contenuto deve avere questa pastorale? Che cosa offre
sacerdote agli sposi, alle madri, ai padri, ai figli delle famiglie cristiane? E qui incontreremo la nuova concezione di "carita coniugale", preparata dal Concilio Vaticano 11, ma introdotta da Giovanni Paolo II.
2.        La vocazione al la santith e l'Eucaristia
Per rispondere adeguatamente alla prima questions dobbiamo rileggere uno dei punti piu luminosi del magistero del Concilio Vaticano II, quello che riguarda la vocazione
' Giovanni Paolo 14, Varcare la soglia della speranza, Mondadori 1994, p. 138; at riguardo si veda: L. Melina — St. Grygiel (a cura di), Amare l'amore umuno. L'eredita di Giovanni Paolo II sul matrimonio e la famiglia, Cantagalli, Siena, 2007.
2 J. Ratzinger, Servitori della vostra gioia. Meditazioni sulla spirituality sacerdotale, Ancora, Milano 1989.
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universale alla santità, illustrata dalla costituzione dogmatica Lumen gentium: «E' chiaro dunque a tutti, che tutti i fedeli di qualsiasi stato o grado sono chiamati alla pienezza della vita cristiana e alla perfezione della carità» (n. 40). L'unica santità si realizza poi in maniera multiforme nei differenti stati di vita dei cristiani, cosicché ciascun battezzato ha davanti a sé una via specifica da percorrere per raggiungere la pienezza della carità, secondo le circostanze vocazionali della propria esistenza. E' significativo che nella nota corrispondente vengano citati non solo documenti che riguardano i religiosi, ma anche la Casti Connubii, il documento di Pio XI sul matrimonio, che, insieme col discorso di Pio XII per il 400 anniversario della Gioventù Femminile di Azione Cattolica, fu un primo luminoso punto di riferimento magisteriale per la missione di un grande sacerdote milanese, pioniere della spiritualità coniugale in Italia, il Padre Enrico Mauri, che ben prima del Concilio cominciò di lì ad «occuparsi della santità nuziale»3 e la vide in stretta relazione con la propria santità sacerdotale. Il suo pensiero è stato recentemente studiato nel nostro Istituto e mi permetterò quindi di far riferimento a qualche sua intuizione in questa mia relazione.
La prima grande intuizione profetica che Padre Mauri indicò fu dunque questa: la vita spirituale ha bisogno di un grande ideale, la santità, e questo ideale è possibile ad ogni cristiano secondo il suo particolare stato di vita. Non ci si può dunque limitare a richiamare il minimo morale da rispettare; anzi: non si riuscirà a raggiungere neppure quel minimo senza lo slancio verso un ideale di perfezione. Solo l'amore permette il compimento della legge, dice Sant'Agostino, infatti, secondo le sue parole: «Chi non ama è privo di motivazioni per osservare i comandamenti»4.
Ma che cos'è questo ideale? Dal momento che la santità consiste nel partecipare della santità stessa di Dio, nell'essere perfetti come Egli è perfetto, allora il contenuto di questa altissima vocazione è la carità, cioè quel dono sincero di sé che realizza la vita. Infatti, come dice la Gaudium et spes in un celebre passaggio tanto amato da Giovanni Paolo II, la similitudine tra la vita intima della Santissima Trinità e la comunione delle persone nella verità e nella carità manifesta che «l'uomo, il quale sulla terra è la sola creatura che Iddio abbia voluto per se stessa, non può ritrovarsi pienamente se non attraverso un dono sincero di sé» (n. 24).
I Padri conciliari hanno parlato a lungo non solo della perfezione della carità nella vita religiosa, ma anche della carità pastorale, che è il cuore della vita del sacerdote. Quest'ultimo è chiamato a santificarsi proprio attraverso la missione che gli è propria: donarsi mediante l'esercizio quotidiano del proprio ufficio. Le cure apostoliche, con le preoccupazioni e le difficoltà che comportano, anziché di ostacolo
Cf. L. Mauri, Il grande sacramento. Noie di spiritualità coniugale (a cura di G. Bertella). San Paolo, Cinisello Balsamo (Ml) 1998, p. 54. Per una prima riflessione teologica: S. Tardoni, "Il matrimonio via alla santità nella catechesi di P. Enrico Mauri", in AA.VV., Il matrimonio via alla santità. Il cammino della .piritualità coniugale in Italia dopo il Concilio, Ancora, Milano 1980, pp. 91-111.
4 Sant'Agostino, In lohannis Evangeliu,n Í ractatus, 82, 3: CCI, 36, 533.
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sono invece la circostanza di grazia in cui matura la sempre maggiore somiglianza del prete a Cristo pastore, che si dona nell'eucaristia.
Siamo cosi giunti alla scaturigine stessa della santita per it sacerdote: la celebrazione eucaristica e l'adorazione di Cristo nel Santissimo Sacramento dell'altare. Nel ciborio della Basilica Lateranense a Roma vie un antico affresco di Barna da Siena, che mi trovo spesso a contemplare e che ho voluto anche riprodotto nell'immagine del mio venticinquesimo di sacerdozio. Vie rappresentato Cristo, buon pastore, che tiene con una mano it libro della Parola, ma che nello stesso tempo nutre le pecore che stanno attorno a lui con delle spighe di grano, che con I'altra mano porge loro. Con Cristo it sacerdote e chiamato a donare it pane della Parola e it Pane eucaristico: in Lui e con Lui e chiamato a donare se stesso per farsi cibo dei fedeli. La perfezione di questo dono nella carita costituisce la santita the e propria della sua vocazione.
Nella Santissima Eucaristia, contempliamo la sponsalita di Cristo, it quale si dona in cibo per la sua Sposa, la Chiesa, nutrendola e curandola con amore di totale dedizione, come it capitolo quinto della lettera agli Efesini insegna. Meditandolo ripetutamente Padre Mauri non cessa di parlare del cuore nuziale di Cristo, incendiato di amore e che chiede amore, fonte di amore che si irradia nella vita dei cristiani'. Cosi la nuzialit~ di Cristo, the e presente a not nella Santissima Eucaristia, e it fondamento del dinamismo di una vita spirituale tesa alla santita.
I medesimi accenti, benche espressi con linguaggio diverso, si ritrovano nel recente magistero di Papa Benedetto XVI, che ha parlato dell'Eucaristia come del sacramento sponsale, sottolineandone it legame peculiare con it celibato sacerdotale e con it matrimonio6. II celibato del sacerdote e scelta sponsale, immedesimazione col cuore di Cristo Sposo, che trova nell'Eucaristia la sua fonte di alimentazione7. 11 vincolo conjugate 6, poi, intrinsecamente connesso all'unitA eucaristica tra Cristo Sposo e la Chiesa Sposa. Con Papa Benedetto potremmo dire che proprio nell'Eucaristia troviamo l'eros di Dio, che chiede al nostro eros di farsi agape8. «L'Eucaristia ci attira nell'atto oblativo di                             veniamo coinvolti nella dinamica della sua donazione» dice nella sua prima Enciclica Deus caritas est (n. 13).
Ora it carattere proprio della sacramentalita eucaristica e quello di realizzarsi net corpo donato. 11 corpo eucaristico e dunque it luogo dove si realizza la nuzialita di Cristo, fonte della donazione pastorale del sacerdote nel suo celibato e della coniugalitd redenta degli sposi. La grande stima per it corpo, che Giovanni Paolo II
5 Cf. F. Pilloni, "L'Eucaristia, cuore della spirituality nuziale in Padre Mauri", in Cosi ti sposera it tun Creatore. 11 mister()             'amore nuziale, Lditrice F.sperienze, Fossano 2001; Ch. Mori, «"Sono stato conquistato da Cristo" (Fit 3, 12). La cristologia nelle circolari di Padre Enrico Mauri», in Ch. Mori — 0. Richclli, Conquistato da Cristo. Coniugalita
e nuzialila negli scritti di Padre Enrico          Effata, Cantalupa 2003, pp. 44-53.
6 Cf. Benedetto XVI, Esortazione apostolica Sacramentum caritatis, n. 27.
n. 24.
s Cf. Benedetto XVI, "Volgeranno lo sguardo a Colui che hanno trafitto" (Gv 19,37). Messaggio per la Qziaresima 2007.
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ha richiamato alla Chiesa nelle sue Catechesi del mercoledì9, è in realtà una logica conseguenza dell'integralità della sua fede e della sua contemplazione amorosa per la Santissima Eucaristia.
3.          La carità coniugale
Passiamo ora al secondo punto della nostra riflessione, quella che concerne i contenuti della spiritualità coniugale, che il sacerdote offre alla coppia e alla famiglia. Se i Padri del Concilio hanno valorizzato molto e con affermazioni innovative il tema dell'amore1° e se hanno saputo indicare anche nella vita coniugale un cammino verso la santità' 1,in realtà non poterono sviluppare per gli sposi cristiani un concetto analogo a quello di carità pastorale, clic fu proposto dal Concilio per i sacerdoti. Il tema della santità dei coniugi e dei genitori fa in realtà riferimento soprattutto all'aiuto vicendevole e alle responsabilità educative della famiglia. La questione degli atti coniugali specifici, pur dichiarati «onesti e degni»12, non è ancora integrata in una prospettiva di santità, ma legato solo ad un arricchimento umano vicendevole.
Ci vorrà Giovanni Paolo II nella Familiaris consoi'tio (1981) per parlare finalmente di "carità coniugale". Alla base di questa autentica novità sta il ricco insegnamento delle sue Catechesi del mercoledì sulla teologia del corpo (1979-1984), che costituiscono forse il suo contributo dottrinalmente più rilevante al magistero della Chiesa. In effetti Egli dirà con accento e linguaggio nuovo: «L'amore coniugale raggiunge quella pienezza a cui è interiormente ordinato, la carità coniugale, che è il modo proprio e specifico con cui gli sposi partecipano e sono chiamati a vivere la carità stessa di Cristo che si dona sulla Croce» (n. 13). In essa la partecipazione nello Spirito alla vita di Cristo «comporta quella totalità in cui entrano tutte le componenti della persona: richiamo del corpo e dell'istinto, forza del sentimento e dell'affettività, aspirazione dello spirito e della volontà». Essa mira ad una unità profondamente personale, che mediante l'unione nella carne e al di là di essa conduce ad essere «un cuor solo e un'anima sola».
Come dunque integrare la dimensione corporea dell'amore nella carità e nella prospettiva della santità? Due pericoli contrapposti possono verificarsi nella spiritualità coniugale: quello di una spiritualizzazione banale, in cui la condizione per raggiungere la santità è collocata nella dimenticanza del corpo e della dimensione propriamente sessuale della vita coniugale. Sono le conseguenze di quella che può essere chiamata "l'eresia manichea", o anche l'eredità di un puritanesimo, di rasatrice protestante. Così ci si rifugia in un pietismo che trascura e rifiuta l'eros, come nemico
"Giovanni Paolo Il, L'amore umano nel piano divino. La redenzione del colpo e la scararnerualità del ,,ralr nonio nelle catechesi del mercoledì (1979-1984), a cura di G. Marengo, Libreria Editrice Vaticana — Pontificio Istituto Giovanni Paolo Il per Studi su Matrimonio e Famiglia. Città del Vaticano 2009.
10 Cf. Gaudium et spes, n. 49.
Cf. Lumen genti:on, n. 41.
12 Gaudium et spes, n. 49: «Actus proinde, quibus coniuges intime et caste inter se uniuntur, ponesti et digni sunt».
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della carit~. E poi, it secondo pericolo, che per reazione al precedente secolare pregiudizio, porta ad un'ingenua enfatizzazione del corporeo, come se la sessualit~ fosse naturalmente buona e senza problemi, come se non avesse invece bisogno anch'essa di essere redenta, passando per it fuoco di un'ascesi; un'ingenua idealizzazione che arriva talvolta ad un sensual ismo mistico, ignorando le esigenze di purificazione e ii primato della dimensione personale nell'amore coniugale.
In realtA, «tutto ciO the e nuziale, essendo la traduzione in atto di un grande mistero di Cristo, e sacro». Occorre quindi «valutare senza esaltazione, ma anche senza depressione, la missione di questo nostro corpo»13, in maniera equilibrata e serena, cosi da far onore alla natura e alla grazia, che si incontrano in maniera specifica proprio nella vita matrimoniale. Ecco dunque it principio della castit~ nuziale, la quale «nulla toglie al corpo, pur tutto dando alto spirito; nella toglie allo spirito, pur tutto dando at corpo, come Dio vuole»14. Per questo, sarebbe pericoloso e fuori dalla realtd chiedere a chi e sposato di vivere verginalmente. «L'amore nuziale e totalitario, o si cl~ tutto, o none nuziale»1'.
In effetti la coniugalitA implica sempre quell intimitA, che si affaccia nel richiamo del corpo e dell'istinto, si presenta come ricca di fascino singolare nell'affetto e nell'esultanza del sentimento e spinge cosi l'uomo e la donna all'accoglienza dell'altro e al dono di se, sempre tuttavia attraverso la mediazione del corpo16. Lo Spirito Santo, con la sua presenza trasformante e capace di ordinare e trasfigurare tutta la ricchezza che l'esperienza erotica implica, cosi che gli sposi non si comunicano l'un I'altro soltanto ii proprio amore umano, ma anche cio che Dio stesso ha comunicato loro, cio~ it dono dello Spirito, in un cammino di progressiva crescita nella caritA, di dilatazione a ricevere e donare l'amore divino. Si apre qui la strada per una "mistica nuziale", solidamente fondata nclla teologia sacramentariar.
Il grande teologo tedesco del XIX secolo, Matthias J. Scheeben scrisse un'afferziaone ardita e forte, ma vera e ben riflettuta nella luce del disegno complessivo di Dio: «11 matrimonio a una "chiesa nella carne"»18. In effetti, se la Chiesa e it Corpo di Cristo ed e Communio personarum, che mani testa la somiglianza con la divina comunione della Santissima TrinitA, allora it matrimonio e it sacramento in cui l'unione dei corpi degli sposi esprime e realizza quella comunione dells persone, the e it tempi° in cui si celebra it culto spirituale a Dio. Infatti «se nella chiesa si celebrano i divini misteri, nella chiesa del matrimonio cristiano si celebra it grande sacramento della nuzialita di
13 Cf. E. Maori, I/ grande sacramento, cit., pp. 42-43.
14 La citazione e tratta da 0. Richelli, «"Quando ildono avviene net corpo". I sacramenti dell'Eucaristia c del matrimonio negli scritti di Padre Enrico Maui», in Ch. Mori 0. Richelli, Conquistato da Cristo, cit., p. 111.
15 Cf. Ch. Mori — O. Richelli, Conquistato da Cristo, cit.. p. 156.
16 Cf. J. Noriega, Eros e agape nella vita coniugale, Cantagalli, Siena 2008, p. 38.
17 Si vedano in proposito i contributi di M. Ouellet, Divina somiglianza. Antropologia trinitaria della famiglia, Lateran University Press, Ronia 2004; Mistero e sacramento dell'amore. Teologia del matrimonio e della.famiglia per la nuova evangelizzazione, Cantagalli, Siena 2007, che raccolgono it suo insegnamento di teologia sacramentaria del matrimonio presso it Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per Studi su Matrimonio e Famiglia di Roma.
Cf. A. Kriekemans, Preparazione al matrimonio e alla famiglia, Vita e pensiero, Milano 1959, p. 93.
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Cristo»19. Tutto ciò conduce a concepire e vivere tutta la realtà del matrimonio in una prospettiva sacramentale, cominciando a vedere nello sposo umano l'immagine di Cristo Sposo.
Il matrimonio cristiano colloca sacramentalmente il patto di amore umano tra due battezzati, il vincolo che ne deriva e la vita di amore col suo manifestarsi e schiudersi nella generazione dei figli, all'interno della prospettiva del mistero sponsale di Cristo con la Chiesa20. Per questo ancora Scheeben chiamava il matrimonio una "diramazione" del grande mistero sponsale, in cui diviene efficace e porta frutto la grazia soprannaturale di Cristo, in un fattore di vita ecclesiale permanente: la famiglia21.
Se non solo il momento della celebrazione, ma tutta la vita coniugale è segno sacramentale della carità di Cristo per la Chiesa, sua Sposa, allora essa si carica di una sorprendente positività e bellezza. Come afferma Giovanni Moioli: «L'azione di Cristo verso i due coniugi, precisamente in quanto coniugi, si ordina in modo stabile a passare attraverso la loro persona e il loro reciproco amore. Questo fa sì che tra i due si ponga un ordine oggettivo stabile di rapporti per la salvezza: ognuno di essi, infatti, è consacrato alla salvezza dell'altro in quanto coniuge, perché per suo mezzo Cristo ha stabilito di comunicare all'altro la carità coniugale»22.
Così se il sacramento del matrimonio, donando la carità coniugale, permette di edificare la Chiesa nella carne, la famiglia che ne consegue è "piccola Chiesa domestica", dove i rapporti tra genitori e figli, tra parenti sono illuminati dal dono sacramentale della grazia e sono orientati a costruire una comunità di amore, di vita e di culto a Dio. Dalla cura pastorale per l'amore coniugale scaturisce l'attenzione anche per tutti gli altri aspetti della vita familiare, che sacramentalmente ne dipendono.
Far splendere la sacramentalità del matrimonio, come incarnazione del mistero nuziale di Cristo: «Che gloria a Dio, che gioia al Divin Cuore, che bellezza per la Chiesa!», così si esprime pieno di esultanza sacerdotale il Padre Mauri23. E così si esplicita anche, a mio avviso, il senso ultimo dell'azione pastorale del sacerdote in favore del matrimonio e della famiglia. Andando al cuore del mistero eucaristico, Si va anche al cuore del proprio sacerdozio e, nella pastorale coniugale, si riceve la missione privilegiata e la grazia per edificare la Chiesa. Facendo risplendere la bellezza della vita nuziale, il sacerdote può far brillare l'immagine della nuzialità di Cristo Sposo per la Chiesa Sposa.
' Cf. E. Mauri, Il grande sacramento.cit., p. 41.
20 Si veda l'opera teologica di A. Scola, Il mistero nuziale. I. Uomo-donna, Pul-Mursia, Roma 1998; 2. Matrimonio-famiglia, Pul-Mursia, Roma 2000.
21 M.J. Scheeben, I Misteri del Cristianesimo, trad. I. Gorlani, 30ediz., Morcelliana, Brescia 1960, pp. 584-604.
22 Al riguardo: G. Moioli, La spiritualità familiare. Frammenti di riflessione, In dialogo, Milano 2008, p. 28.
23 Cf. E. Mauri, Il grande sacramento, cit., p. 61.
7
Per concludere
Questa breve meditazione, volta ad illustrare alcuni tratti del carisma di paternity spirituale del sacerdote a favore dell'amore coniugale e della famiglia, ha pennesso di evidenziare come i due sacramenti dell'ordine sacro e del matrimonio si corrispondano intimamente nel disegno di Dio. Entrambi hanno la loro radice comune nell'Eucaristia, in cui Cristo Sposo si dona nel suo vero Corpo. Entrambi hanno it loro fine nella santitd, che secondo modality vocazionali diverse esprime la caritd, risposta umana al dono divino della grazia. Entrambi si riferiscono al corpo, che per opera dello Spirito e chiamato a diventare luogo della comunione delle persone: cio~ Chiesa, la Sposa che risplendente della veste pura di lino, che sono le opere dei santi, si prepara all'incontro di nozze con l'Agnello (cf. Ap 19, 7-9).

 

Ultimo aggiornamento ( Sabato 19 Giugno 2010 08:14 )

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