Home La Buona Notizia 3a Domenica di Quaresima

3a Domenica di Quaresima

Esodo 3,1-8.13-15; 1Cor 10,1-6.10-12; Luca 13,1-9

 Fin’ora abbiamo contemplato le tentazioni di Gesù e la Sua trasfigurazione. Le tre domeniche, che ci conducono alla settimana santa, ripropongono fortemente a tutti la conversione di cui abbiamo bisogno per accogliere il perdono di Dio e la misericordia senza limiti che il Figlio Suo ci dona con la sua morte e risurrezione.
 Il brano dell’Esodo ci presenta la conversione di Mosè, ci è fatto vedere come la parola di Dio cambia il modo di pensare la sua vita. Egli è invitato ad avvicinarsi “al rovèto che ardeva, ma…non si consumava”(Es 3,3), viene chiamato per nome “Mosè, Mosè”(4), è avvisato di trovarsi di fronte alla santità di Dio: “Non avvicinarti…il luogo sul quale tu stai è suolo santo!”(5), sente che il Dio che gli parla conosce i suoi antenàti: “ Io sono il Dio di tuo padre, di Abramo, d’Isacco, di Giacobbe”(6), si copre il volto per la sua indegnità e paura. Questo Dio Signore, però, conosce anche le sofferenze del popolo ebraico e rivela a Mosè che ha il progetto di liberarlo ‘dal potere dell’Egitto’ e “di farlo salire verso una terra bella e spaziosa…dove scorrono latte e miele”(6). Mosè è colpito dall’amore di questo Dio per il suo popolo sofferente e via via pure lui si prende a cuore il progetto per cambiare la condizione di vita dei suoi. Ma più che lui a deciderlo “Chi sono io…” obbedisce a Dio.
 Anche Luca ci propone un testo che illustra un cambiamento di vita a partire da una parola ascoltata. Non si può vivere nella mediocrità della superficie. Di fronte alla negatività della storia il discepolo è invitato a comprendere che tutti gli avvenimenti del tempo contengono la parola appassionata di un Dio che ama la vita e ci chiama a condividerla con lui. Dal fatto di cronaca: i Galilei uccisi da Pilato e i diciotto morti per il crollo della torre di Sìloe, Gesù trae motivo per dire: “Credete che fossero più peccatori di tutti…per tale sorte? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo”(Lc 13,3). Ci orienta la parabola del ‘fico sterile’. “Tàglialo”(7), dice il padrone, che dopo ‘tre anni’ non vi trova frutti. Ma il vignaiolo risponde “làscialo…finché gli avrò zappato attorno”(8). Di fronte al male la pazienza di Dio è spazio di tempo donato per la conversione. Ha un volto che è quello di Gesù. Nel contadino che implora un’opportunità ulteriore per il fico, abbiamo l’impossibile che per Dio diventa possibile. Non sappiamo il risultato, ma la responsabilità e l’accoglienza di questa possibilità vivificate dalla forza della grazia di Cristo Signore provocano una reale conversione. Lo sguardo di Dio va oltre le nostre possibilità, soprattutto ha ‘piantato un albero di fichi’ per raccoglierne i frutti. +Francesco Giovanni, arcivescovo

Ultimo aggiornamento ( Sabato 13 Marzo 2010 18:10 )

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