5a domenica del tempo ordinario
Isaia 6,1-2a.3-8; 1Cor 15,1-11; Luca 5,1-11
La parola di Dio, di questa domenica, ci fa contemplare Dio che chiama, che prepara, che invia i suoi messaggeri, i suoi profeti, i testimoni del Signore Risorto. Il testo d’Isaia e il brano del vangelo illustrano entrambi la dinamica di una chiamata. Essa è sempre un’esperienza di Dio, ci s’incontra col suo volto e la sua parola. Il chiamato costata la sua radicale indegnità e resiste. Isaia si sente perduto, uomo dalle labbra impure. Per questo Dio lo purifica, lo prepara, lo converte per poterlo inviare al popolo d’Israele. Anche nella chiamata dei discepoli Gesù interviene cambiandoli con la sua parola.
Luca focalizza l’attenzione su Gesù che insegna e annuncia la parola di Dio, vede le due barche sulla riva, invita il proprietario Simone a “scostarsi un poco da terra”(5,3) e continua a parlare. Tutta la scena piena di dinamica, di folla, di pescatori, è legata dalla parola di Gesù, che annuncia “la parola di Dio”(1). E’ sulla parola del Maestro che Simon Pietro getterà le reti andando al largo dopo aver “faticato tutta la notte senza ‘prendere nulla’(4). E’ proprio ancora sulla parola di Gesù che i quattro pescatori, Simone, Andrea, Giacomo e Giovanni “lasciarono tutto e lo seguirono”(11). L’invito di Gesù a ‘prendere il largo’ è rivolto in modo imperativo, quasi per mettere quelli che chiamerà di fronte al contrasto tra l’esperienza fatta con le loro forze, fallimento: non hanno pescato!, e quella che faranno con Colui che li chiamerà. All’uomo chiamato viene richiesta l’obbedienza e una radicale fiducia: ciò che è impossibile all’uomo, è possibile a Dio! Il pescatore Simone accetta la sfida: “…sulla tua parola getterò le reti”. Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano”(6). E’ dalla pesca andata a vuoto a una pesca abbondante e imprevedibile che nasce la reazione di Simone, il quale prende coscienza della distanza che esiste tra lui, peccatore, e Gesù. La rivelazione dell’efficacia e della potenza divina della parola di Gesù induce Simon Pietro a riconoscersi indegno di stare accanto a Gesù: “Signore, allontànati da me, perché sono peccatore”(8). E’ stupefacente sentire come Simon Pietro passi dall’evidenza del segno miracoloso, “presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano”(6), a ciò che riguarda la sua coscienza (“sono peccatore”). Che relazione c’è tra il fatto portentoso dell’abbondanza del pescato e la vita personale di Pietro? Pietro doveva tenerselo vicino un uomo così abile ed esperto, non chiedergli di allontanarsi! Al contrario, Gesù stesso supera la distanza, si avvicina con la sua parola e invita Simon Pietro a: “Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini”(10). Ecco la conversione: ci si distacca dal passato (‘d’ora in poi’), l’identità e l’esperienza vengono mutate (‘pescatori di uomini’), fìdati (‘non temere’); “e, tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono”(11). Gesù affida ai quattro chiamati la missione: ‘prenderanno uomini per la vita! ‘Sulla parola di Gesù’ i discepoli del Signore dovranno andare sempre più al largo e continuare a gettare le reti.
†Francesco Giovanni, arcivescovo
Ultimo aggiornamento ( Venerdì 12 Febbraio 2010 18:05 )





