4a domenica del tempo ordinario
Geremia 1,4-5.17-19; 1Cor 12,31-13,13; Luca 4,21-30
Continua, in questa domenica, la narrazione della lettura del brano d’Isaia da parte di Gesù nella sinagoga di Nazaret. Quando Gesù afferma che ‘oggi’ in Lui si compiono le Scritture, emergono nella sinagoga sensi di meraviglia e d’indignazione, al punto da cacciarlo fuori dalla città tentando di ucciderlo buttandolo giù dal precipizio (v. 29). Ecco come si fa passare da un atteggiamento al suo opposto: ma chi è costui? Chi pretende di essere? Conosciamo la sua storia, suo padre…Tutto nasce dall’ascolto della parola di Gesù: “All’udire queste cose…”(28). Possiamo dire che questa Parola affascina e stupisce e quindi, volentieri, ci sentiamo disposti ad ascoltarla. Ma essa chiede anche di essere accolta, di attraversare le nostre attese, di purificare la nostra incredulità che ci rende insensibili e maligni, di metterci nella prospettiva di ciò che sorprendentemente Dio vuole compiere diversamente da noi. Allora si chiede che i segni di salvezza compiuti a Cafàrnao vengano prodotti anche a Nazaret per verificare, dare credito alla potenza di Gesù. Si tratta di sottoporre il segreto che la Persona di Gesù porta in sé al vaglio del proprio modo di credere, di intendere come Dio dovrebbe agire nella storia.
Gesù sembra stare al gioco citando i due proverbi: “Medico, cura te stesso.”(23) e “..nessun profeta è bene accetto nella sua patria”(24). Presentandosi come ‘medico’ dovrebbe andare incontro alle attese e alle esigenze dei concittadini; presentandosi come ‘profeta’ Gesù rivela la coscienza di essere lì non solo per appagare un bisogno, ma per rivelare che la promessa di Dio, custodita dalla Sua Parola, si sta attuando nella storia. Per il profeta il segno rinvia alla Parola, che richiede di affidarsi, un atto di fede che trascende il segno stesso.
Si riconosce il segno, quindi, ma per credere alla Parola. Colui che crede alla sua maniera, come i nazaretani, vanta una pretesa nei riguardi di Gesù, di Dio: metti la tua potenza a servizio delle nostre necessità. Non c’è bisogno che ci fidiamo di te: sappiamo chi sei e come Dio si deve comportare in base alla nostra pratica del culto. E Gesù sfida la fede dei suoi concittadini citando l’azione del profeta Isaia a favore della vedova di Sarèpta di Sidone e la guarigione del lebbroso Naamàn, il Siro da parte di Eliseo (25-27). Dunque, la tradizione della fede dei Padri ci presenta i due, tra i più grandi profeti compiere prodigi e beneficare pagani disposti a riconoscere in essi, nella loro missione e nella loro Parola l’opera stessa di Dio. “Le parole di grazia”(22) si compiono in coloro che sanno accoglierle con umiltà perché sono dette per salvare la nostra vita: “..io sono con te per salvarti”(Ger 1,19). Per questo Gesù, non avendo terminata la sua missione, “…passando in mezzo a loro, si mise in cammino”(Lc 4,30).
†Francesco Giovanni, arcivescovo
Ultimo aggiornamento ( Giovedì 04 Febbraio 2010 08:57 )





