Messaggio natalizio 2009
Ai lettori, ai sacerdoti e ai fedeli, per il tramite di questo nostro settimanale arcidiocesano, invio il mio augurio di pace e di bene. Che questi doni natalizi diano la forza alle coscienze di tutti per vivere serenamente e affrontare anche le situazioni difficili nelle quali famiglie e persone si vengono a trovare.
Il Natale, infatti, è “il grande giorno che ha dato inizio alla nostra redenzione”, il punto di partenza del riscatto da ogni male. L’anniversario della nascita di Gesù ci sollecita, ancora una volta, a regolare la nostra vita sulla speranza che ci viene promessa e offerta perché il mondo cambi, perché la proposta di Cristo ci renda autentici discepoli della verità e capaci di solidale fraternità. Nello stupore semplice e povero del Presepio, siamo chiamati a contemplare e a far esperienza di quella Vita che sola cambia l’esistenza degli uomini. Il vangelo di Luca (2,7) narra che “per loro (Gesù Maria Giuseppe) non c’era posto nell’alloggio”, ma proprio loro ai quali non è dato di avere un posto diventano luogo ospitale in cui tutti possono trovare ‘posto’. Essi sperimentano l’esclusione, ma in quella stalla ognuno può entrare: angeli, pastori, lavoratori, magi…e i popoli tutti. La pace è discesa sulla terra e vi abita perché la nascita di Gesù spalanca a tutti le porte, nessuno viene escluso dalla vita; Egli rivela che la benevolenza di Dio è per tutti gli uomini, per questo è nato spaesato e forestiero. C’è, dunque, una preferenza: bisogna tener presenti gli ultimi, i poveri, gli stranieri, coloro che in qualsiasi condizione di minorità vedono vanificare le opportunità e le condizioni favorevoli della loro vita.
Cerchiamo d’incontrare personalmente il Bambino di Betlemme, non ci distraggano la mediocre superficialità o il ripetersi puramente convenzionale delle abitudini. Cerchiamo di essere veri con noi stessi e con gli altri. Lasciamoci invadere dallo stupore per le cose “viste e udite” su di Lui, custodiamo nel silenzio del cuore il mistero di questo Dio che ‘incarnandosi’ assume su di sé la fragilità della nostra vita e si fa piccolo per abitare in mezzo a noi. Egli ci chiede gesti di aiuto, sorrisi di comprensione, la pratica del perdono e della fraternità. Così si celebra e si onora la Sua nascita. Per il poeta P. Davide M. Turoldo il nome vero del natale è “Amore”.
Auguro che questo “Amore” del natale 2009 faccia compagnia a tutti.
+Francesco Giovanni, arcivescovo
Ultimo aggiornamento ( Lunedì 28 Dicembre 2009 20:04 )





