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Eucarestia e Sacerdozio

Carissimi miei Preti,

                       Permettete che Vi chiami con l’appellativo con cui si è sempre firmato il beato Antonio Rosmini,  uomo che tanto onorò il sacerdozio di Cristo e la fedeltà alla Chiesa. Egli fece dell’Eucaristia “il canto della sua vita” e da Essa trasse la forza di una vita da prete esemplare nelle situazioni più difficili nelle quali si trovò per missione e per scelta; così è dal santissimo Sacramento e dalla meditazione della Bibbia che trovarono principio le grandi intuizioni dell’Istituto della Carità (rosminiani), la Congregazione delle Suore della Provvidenza (rosminiane) e l’impianto del suo pensiero teologico-filosofico. San Giovanni Bosco, che lo conobbe ed ne ammirò il talento, dà la seguente testimonianza: “Non ricordo di aver visto un prete dire la messa con tanta devozione e pietà come il Rosmini”.

Ultimo aggiornamento ( Sabato 03 Aprile 2010 13:12 )

 

OMELIA per la Messa funebre Bagazzoli

 

Un ringraziamento sincero ai confratelli vescovi: Mons. Edoardo Menichelli (arcivescovo di Ancona-Osimo) e Giancarlo Vecerrica (vescovo di Fabriano-Matelica) e all’Abate P. Luigi Rottini O.C. e a tutti i sacerdoti per la partecipazione alla concelebrazione della Messa esequiale per il nostro amato don Giuseppe BAGAZZOLI. Ringrazio i signori Sindaci di Camerino e Sarnano e altri che vedo presenti, il Magnifico Rettore dell’Università, i Dirigenti scolastici, il Capitano dei Carabinieri e tutte le Autorità qui convenute per partecipare al dolore dei Famigliari e della nostra Arcidiocesi. A tutti  i fedeli, particolarmente ai numerosissimi studenti, grazie vivissime.
 
1.       Signore Ti avevo tanto pregato per questo prete e insieme a Don Giuseppe tantissimi si sono uniti nella nostra preghiera di supplica… Tu hai avuto un disegno di amore diverso…Grazie Signore per la Sua amicizia, per la confidenza e i consigli con i quali in questi due anni accompagnò la mia persona, di sera e di giorno, in Città e per le colline e le montagne della sua Sarnano (dove nacque nel 1947)…aiutandomi a comprendere i nodi della storia di questa Arcidiocesi, del clero e del suo popolo.
 
2.       Ai 39 anni di sacerdozio del nostro d. Giuseppe (venne ordinato il 5 agosto 1971) ben si addicono le parole del profeta Isaia tolte dal secondo canto del Servo del Signore: “…dal seno materno mi ha chiamato, fin dal grembo di mia madre ha pronunciato il mio nome..Ha reso la mia bocca come spada affilata, mi ha nascosto all’ombra della sua mano, mi ha reso freccia appuntita, mi ha riposto nella sua farètra…(6) Io ti renderò luce delle nazioni, perché porti la mia salvezza fino all’estremità della terra”…Mi piace ricordare sul profilo di questa missione profetica il suo lungo e competente servizio tra gli universitari, studenti e docenti della nostra Università, maturato a questa esperienza pastorale dall’incontro con il venerato Don Giuss in Comunione e Liberazione. Questo modo di esprimere concretamente il suo sacerdozio in un accompagnamento coerente e accogliente, senza sconti ed evangelicamente libero, fedele alla verità ma lontano da ogni astrattezza, rese d. Peppe insegnante di religione negli Istituti Superiori di Camerino amato e ricercato mediante relazioni che sono diventate amicizia, preparazione al matrimonio, dissenso rispettoso e critico sempre pedagogicamente orientato, condivisione di sofferenze e di gioie tutte cariche di vita e di speranza cristiana. Il suo lungo impegno all’O.R.A.C. (Opera di Religione dell’Arcidiocesi di Camerino) lo mise nel cuore delle problematiche gestionali di questa nostra Chiesa, non risparmiandogli situazioni non facili. Dal 1978 la cura per il Collegio Universitario Bongiovanni gli diede l’opportunità di animare religiosamente e culturalmente annate di studenti e studentesse che portarono vivido per l’Italia il ricordo degli anni della loro formazione universitaria camerte.
3.       Carissimi vescovi e sacerdoti, fedeli miei: che cosa dire del modo con cui un cristiano, e noi abbiamo davanti l’esperienza di don Giuseppe, deve affrontare la prova della malattia, comunque ogni difficoltà dell’esistenza? Di fronte a questa domanda ascoltiamo, con larghezza d’intelligenza e di cuore, il commento di sant’Agostino: Che cosa mai devono aspettarsi dalla grazia di Dio i cuori dei fedeli cristiani? Infatti al Figlio unigenito di Dio sembrando troppo poco nascere uomo dagli uomini, volle spingersi fino al punto di morire quale uomo e proprio per mano di quegli uomini che aveva creato lui stesso. Gran cosa è ciò che viene promesso dal Signore per il futuro, MA E’ MOLTO PIU’ GRANDE QUELLO CHE CELEBRIAMO RICORDANDO QUANTO E’ GIA’ STATO COMPIUTO PER NOI. Come si può dubitare che egli darà ai suoi fedeli la sua vita, quando per essi Egli non ha esitato a dare anche la sua morte? PERCHE’ GLI UOMINI STENTANO A CREDERE CHE UN GIORNO VIVRANNO CON Dio, quando già si è verificato un fatto molto incredibile, quello DI UN DIO MORTO PER GLI UOMINI? Ebbene Cristo il verbo di Dio “si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi”(Gv1,14). Egli non aveva nulla in se stesso per cui potesse morire per noi, se non avesse preso da noi una carne mortale. In tal modo Egli immortale potè morire, volendo dare la vita per noi mortali. Rese partecipi della sua vita quelli di cui aveva condiviso la morte. Noi infatti non avevamo di nostro NULLA DA CUI AVERE LA VITA, COME LUI NULLA AVEVA DA CUI RICEVERE LA MORTE. Di qui lo stupefacente scambio: FECE SUA LA NOSTRA MORTE E NOSTRA LA SUA VITA.
DUNQUE non paura tremebonda e vergognosa, ma FIDUCIA SCONFINATA E VANTO IMMENSO NELLA MORTE DEL CRISTO. Prese su di sé la morte che trovò in noi e così ci assicurò quella vita che da noi non può venire….Come non darà il premio dei santi, lui fedeltà personificata, che senza colpa sopportò la pena di noi cattivi? Confessiamo, fratelli, senza timore, anzi proclamiamo che Cristo fu crocifisso per noi. DICIAMOLO NON GIA’ CON TIMORE, MA CON GIOIA, NON CON ROSSORE, MA CON FIEREZZA: dal Crocifisso Risorto viene la forza per vivere la vita in autentica libertà e pienezza.”
Ecco il segreto profondo e vero che animò don Giuseppe nella scoperta e nella sopportazione cristiana della lunga sofferenza che lo accompagnò. Ecco ciò che deve sorreggere l’opzione fondamentale della nostra vita perché sia impiegata bene e porti frutti abbondanti.
 Dal testamento spirituale: “Signore Iddio, nella semplicità del mio cuore, LIETAMENTE TI HO OFFERTO TUTTO DI ME e, allora, ho visto il tuo popolo, con indicibile gioia, offrirsi in dono a Te. Signore iddio, conserva questa volontà nel loro cuore.” Questa preghiera che ho appreso da don Giussani dal quale mi sono lasciato guidare nel cammino di fede, è diventata negli anni la regola della mia vita. Nella semplicità del mio cuore ho imparato, pur con il peso dei difetti e dei peccati di cui chiedo perdono a Dio e a voi fratelli, ad offrire lietamente tutto al Signore nel compito che la Chiesa mi chiamava a svolgere. Negli ultimi tempi, guardando testimoni amici e compagni di strada, ho imparato ad offrire anche il sacrificio della malattia e la stessa vita fisica. Il Signore mi ha fatto la grazia di vedere tante persone, sparse in tutta Italia, offrirsi lietamente, per ciò che era accaduto in dono a Lui. “Signore Iddio conserva questa volontà nel loro cuore.” Ti chiedo perdono, Signore, perché molto spesso mi sono lasciato prendere dalle opere da realizzare e dallo stare con le persone piuttosto che con Te nella preghiera.
Tienimi vicino a Te per l’eternità.          Sac. Giuseppe Bagazzoli
Ti restituiamo Signore Risorto la vita di questo nostro prete per il quale Tu hai preparato il Tuo Regno. Conforta la Sorella, i Nipoti e famigliari, gli amici di Comunità, gli exallievi e quanti per fede e per affetto gli si sono legati.
Signore guarda a questo nostro Presbiterio di Camerino-San Severino Marche: donaci la lieta fedeltà di chi Ti segue sulla strada della Chiesa, metti nel cuore dei nostri giovani il coraggio di avere cura degli uomini e delle famiglie di oggi nel Nome Tuo e con la forza del Vangelo perché rafforziamo la libertà di amare e s’impegnino a servire questa nostra vita: dono che viene da Te, che Ti è tanto cara e di cui ci domandi conto. Aprici il cuore e la coscienza per comprendere quanto ci dice il Vangelo di Giovanni: chi vuol mettere al sicuro la propria vita la spenda bene e al tuo seguito.
“Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuol seguire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà”(Gv 12,25-26).
 
  

    Camerino-San Severino Marche 30 marzo 2010                                   † Francesco Giovanni Arcivescovo

 

 

Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 31 Marzo 2010 08:57 )

 

Lettera di Juliàn Carròn

Ultimo aggiornamento ( Martedì 30 Marzo 2010 11:53 )

 

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